E’ stato uno degli attacchi più sanguinosi mai avvenuti in Siria, quello rivendicato dall’Isis a Sweida e in alcuni villaggi nei dintorni, nel sud del Paese. Il bilancio, secondo i media governativi, è di 216 morti e 150 feriti. I soldati dell’ex Stato islamico si sono fatti esplodere, in modo coordinato, in mezzo alla folla radunata in diversi mercati: le forze di sicurezza governative e di autodifesa siriane hanno affrontato i terroristi, ingaggiando sparatorie in mezzo ai civili.

L’agenzia ufficiale Sana riporta che almeno due kamikaze sono stati uccisi dai militari prima che si facessero esplodere, nel tentativo di limitare il numero di vittime civili. Secondo l’organizzazione non governativa di opposizione Ondus (Osservatorio siriano per i diritti umani), con base a Londra, negli attacchi ai villaggi, i terroristi avrebbero anche preso degli ostaggi tra gli abitanti, di cui ancora non si conoscono le sorti. Il governatore di Sweida, Amer al-Eshi, ha confermato alla tv Ikhbariyah che la situazione è sotto controllo. Per le vittime della strage è in previsto un funerale di massa – ha spiegato Sana – per dare un segnale di unità.

L’Isis ha lasciato un segno della propria presenza anche in Pakistan, in occasione delle elezioni politiche: un kamikaze si è fatto saltare in aria vicino a un seggio a Quetta, nella provincia del Belucistan, provocando 31 morti e 70 feriti. Elezioni queste già segnate durante la campagna elettorale: il 13 luglio, dei terroristi hanno provocato la morte di 154 persone presenti a un comizio elettorale a Mastung, in quello che viene rappresentato come il secondo più grave attentato subito dal Pakistan in oltre 70 anni di storia. Per queste legislative gli elettori sono stati chiamati a scegliare tra 30 partiti e oltre 12mila candidati. Lo scontro reale è, tuttavia, tra la Lega musulmana dell’ex premier Nawaz Sharif (Pml-N) – attualmente in carcere per corruzione –  il partito guidato dall’ex campione di cricket Imram Khan (Pti) e il Partito popolare pachistano (Ppp).

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