Quest’anno in Italia ci è andata abbastanza bene in termini di incendi. Un giugno piovoso ci ha salvati dai rischi peggiori, anche se l’estate è ancora lunga. Non altrettanto bene è andata ai greci, colpiti da un disastro di dimensioni storiche, come tutti sappiamo. Parallelamente alla Grecia, gli incendi stanno anche devastando la Svezia nel Nord Europa.

Cosa sta succedendo? Non è un problema difficile da capire: gli incendi sono correlati al caldo eccezionale nelle zone colpite. Non è il solo fattore, evidentemente: c’è anche l’incuria, il degrado, la mancanza di prevenzione e anche comportamenti irresponsabili. Molti incendi sono indubbiamente dolosi, nel senso che sono il risultato di attività umane: gente che accende fuochi, butta cicche di sigarette, cose del genere. Ma il problema sarebbe enormemente minore se non fosse per le condizioni climatiche estreme.

Il caldo eccezionale, a sua volta, è il risultato del riscaldamento globale che avanza. Non ovunque avanza nello stesso modo, molto dipende dalla “corrente a getto,” una corrente ad alta velocità e ad alta quota che influisce molto sul clima locale. La faccenda è complicata ma, secondo uno studio recente, a seconda di come la corrente a getto dell’Atlantico settentrionale dispone, certe zone dell’Europa possono essere interessate da ondate di calore, mentre altre si trovano ad affrontare forti piogge e inondazioni. È anche chiaro che le oscillazioni nel percorso delle correnti a getto dell’emisfero settentrionale sono notevolmente aumentate negli ultimi decenni come conseguenza del cambiamento climatico. Questo rende il clima instabile e imprevedibile.

È una situazione in via di peggioramento? Anche questa è una storia complicata – in Italia ci sono vari fattori da considerare, per esempio come è variata l’estensione boschiva negli anni, come pure l’incertezza e la mancanza di dati completi. Diciamo che per ora la situazione è ancora gestibile in termini di numero e di estensione degli incendi. Ma sappiamo che le temperature continuano ad aumentare e, se una di queste estati ci troveremo dalla parte “sbagliata” delle oscillazioni della corrente a getto, non possiamo escludere una situazione analoga da noi a quella del disastro di Atene di quest’anno.

Ma questa cosa si è mai sentita dire nei telegiornali? Non so voi che impressione avete avuto, ma per quello che ho visto io in tv, le paroline magiche “cambiamento climatico” o “riscaldamento globale” non le ho mai sentite dire. Sui giornali, qualcosa si è potuto leggere ma solo negli approfondimenti, mai (che io abbia visto) nelle prime pagine. Più che altro, si è letto e sentito dire che gli incendi sono “dolosi”, lasciando intendere che qualcuno abbia appiccato il fuoco per divertimento o per tornaconto. Insomma, è colpa dei “piromani”.

Ogni volta che succede qualche bel disastro – e ultimamente ne arriva uno dietro l’altro – non si riesce mai ad andare alle ragioni di fondo che li provocano. Non si riesce ad approfittarne per far capire che uragani e incendi sono sintomi del cambiamento climatico in atto e che dobbiamo agire sulle cause se vogliamo evitare i sintomi.

Per quale ragione questa cecità alle vere cause dei disastri? Beh, io credo che la ragione sia abbastanza semplice: quando qualcosa va male, specialmente quando va parecchio male, tutti pensiamo subito a trovare un colpevole da biasimare. Vi ricordate la storia degli untori di Milano che abbiamo letto ne I promessi sposi al liceo? Bene, quell’antica storia che ci ha raccontato Alessandro Manzoni ci da ancora oggi una spiegazione chiarissima della nostra reazione di fronte ai disastri: cercare un colpevole. Nel caso degli incendi non parliamo di “untori” ma di “piromani.”

Eh, si, perché se guardassimo in faccia la realtà e accusassimo il vero colpevole, il riscaldamento globale, ci accorgeremmo che gli untori – o i piromani – siamo tutti noi che lo abbiamo causato e lo stiamo tuttora causando.

Fatto for future - Ricevi tutti i giovedì la rubrica di Mercalli e le iniziative più importanti per il futuro del pianeta.

ISCRIVITI

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Traffico illecito di rifiuti in Lombardia, arrestate nove persone per associazione a delinquere: sequestrati nove impianti

next
Articolo Successivo

Scandinavia, temperature record: oltre 30 gradi in Svezia, tra siccità ed incendi

next