Crocifissi obbligatori nelle scuole, nelle università, nelle aule di giustizia, negli aeroporti, nelle stazioni. E anche nei porti. A rilanciare il tema in una proposta di legge è stata la Lega di Matteo Salvini. Pena prevista dai 500 ai 1000 euro per chi sgarra. E l’obbligo di esporre la croce cristiana “in luogo elevato e ben visibile”.

La proposta di legge è stata presentata il 26 marzo alla Camera, a pochi giorni dall’insediamento del nuovo parlamento, e vede come prima firmataria Barbara Saltamartini, seguita da Massimiliano Fedriga, Giuseppina Castiello, Paolo Grimoldi e Guido Guidesi. Le “Disposizioni concernenti l’esposizione del Crocifisso nelle scuole e negli uffici delle pubbliche amministrazioni” prevedono dopo l’entrata in vigore che “chiunque rimuove in odio ad esso l’emblema della Croce o del Crocifisso dal pubblico ufficio nel quale sia esposto o lo vilipende”, sia “punito con l’ammenda da 500 a 1.000 euro“, come si legge all’art. 4.

Nelle quattro pagine a firma leghista si propone l’esposizione del crocifisso “nelle aule delle scuole di ogni ordine e grado e delle università e accademie del sistema pubblico integrato d’istruzione, negli uffici delle pubbliche amministrazioni“, “negli uffici degli enti locali territoriali, nelle aule nelle quali sono convocati i consigli regionali, provinciali, comunali, circoscrizionali e delle comunità montane, nei seggi elettorali, negli stabilimenti di detenzione e pena, negli uffici giudiziari e nei reparti delle aziende sanitarie e ospedaliere, nelle stazioni e nelle autostazioni, nei porti e negli aeroporti, nelle sedi diplomatiche e consolari italiane e negli uffici pubblici italiani all’estero”.

Più che una battaglia, una vera ossessione. La proposta, che porta il numero 387 ed è disponibile sul sito di Montecitorio, ricalca quella presentata sempre dalla dal Carroccio già nella scorsa legislatura. “Cancellare i simboli della nostra identità, collante indiscusso di una comunità – si legge nella motivazione che accompagna il testo della proposta di legge – significa svuotare di significato i princìpi su cui si fonda la nostra società”. E ancora: “Rispettare le minoranze non vuole dire rinunciare, delegittimare o cambiare i simboli e i valori che sono parte integrante della nostra storia, della cultura e delle tradizioni del nostro Paese”. In Emilia Romagna un consigliere di Fratelli d’Italia proponeva il crocifisso negli edifici della Regione o multa da 1200 euro”. Mentre a Padova nel 2014 il sindaco leghista suggeriva “un bel crocifisso obbligatorio regalato dal Comune”.

La proposta non è passata inosservata sui social network. Anche “nei porti chiusi” chiede sibillino un utente. “A quando i roghi delle streghe?”, ironizza un altro cinguettio. Qualcuno, più cattivo:”Un modo esemplare per rappresentare il calvario dell’istruzione pubblica“. E proprio una docente spiega: “La laicità è un principio supremo dello Stato e la Scuola pubblica deve esserne il presidio fondamentale”. Non poteva mancare il profilo (fake, ovviamente…) di @Dio: “Salvini vuole rimettere il crocifisso nelle scuole, uffici, università, carceri, consolati e porti: il 24 di luglio. Ma ‘sti milanesi imbruttiti non vanno mai in ferie? Giovanotto, la produzione al momento è ferma. Se a settembre hai ancora problemi di arredamento, richiamami”.

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