Il Comune di Padova acquista e regala, rendendolo obbligatorio in tutti gli uffici pubblici , il crocifisso. A fare questa scelta il neosindaco della Lega Massimo Bitonci ha dato l’annuncio su Twitter. 

“Ora in tutti gli edifici e scuole – scrive Bitonci – un bel crocifisso obbligatorio regalato dal Comune. E guai a chi lo tocca”. La notizia è corredata anche di una foto che risale a quando nel 2009 Bitonci si era impegnato attivamente con sit-in per distribuire gratuitamente crocefissi ad Abano Terme (Padova), dove una scuola era stata obbligata a togliere il crocefisso dopo la richiesta della famiglia di uno studente. 

 

E proprio da Abano arriva un commento all’iniziativa: “Ha detto di essere sindaco di tutti ma già con questo gesto dimostra di non esserlo – dice Massimo Albertin, l’uomo che con la moglie Soile Tuuliki avviò nel 2002 la battaglia contro il crocifisso nella scuola frequentata dalle figlie – È diventato sindaco ma è rimasto parlamentare, godendo dell’immunità – rileva Albertin riferendosi al ruolo di senatore di Bitonci – .Quindi si è reso inattaccabile, ma ha anche dato un grande esempio di ‘non senso’ civico e di occupazione impropria di spazi istituzionali. Nel 2009 quando era sindaco di Cittadella – ricorda Albertin – aveva messo dei manifesti con le foto di me e mia moglie e la scritta ‘wanted’, aggredendoci per le nostre idee e dandoci apertamente a voce dei delinquenti”. “Sia quella volta come in quest’ultimo atto – aggiunge Albertin – abbiamo dovuto subire e non abbiamo potuto fare nulla, perché Bitonci si è nascosto dietro all’immunità parlamentare. Agire anche ora contro questo ‘sindaco di tutti’ privo del senso civico nel ruolo che ricopre, è quindi impossibile”. 

Sull’argomento, l’ultima pronuncia giurisdizionale è del 2011 ed è stata della Grande Camera della Corte europea per i diritti dell’uomo, che, accogliendo un ricorso dell’Italia, ha definitivamente ritenuto legittima l’esposizione del crocifisso, ribaltando una sentenza di segno opposto della stessa Corte europea. Ed è proprio la vicenda, che ha origine nella scuola di Abano Terme. Un lungo iter giudiziario partito dal consiglio di Istituto della scuola che aveva respinto il ricorso ed era proseguito attraverso il Tar, la Corte costituzionale, il Consiglio di Stato, Corte europea (che aveva stabilito che il crocifisso violava la libertà dei genitori a educare i figli) e infine Grande Camera che aveva ribaltato il verdetto: “Le autorità hanno agito nei limiti della discrezionalità di cui dispone l’Italia nel quadro dei suoi obblighi di rispettare, nell’esercizio delle funzioni che assume nell’ambito dell’educazione e dell’insegnamento, il diritto dei genitori di garantire l’istruzione conformemente alle loro convinzioni religiose e filosofiche”.

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