Si sono dati il nome di ‘Passeur des Humanité’ (trafficanti di umanità), e da quando la Francia ha deciso di blindare la frontiera ai richiedenti asilo, ormai tre anni fa, portano avanti azioni di disobbedienza civile a diversi livelli, per convincere il proprio governo a cambiare linea e sostenere le persone in transito dalla Val Roja.

A differenza di gran parte dei solidali che ruotano intorno a Ventimiglia, in questa parte di Alpi Marittime francesi gli attivisti non arrivano da fuori, ma sono proprio i paesani, che in questi anni sono riusciti a costruire una rete di informazione, sostegno e supporto legale ai migranti, che nel tentativo di arrivare in Francia, si trovano nei fatti “incastrati” in una Valle ‘tecnicamente’ francese, composta da un pugno di villaggi separati dal resto della nazione da strade o ripidi sentieri tanto pericolosi quanto militarizzati.

Se, per i primi mesi, l’attività di “passeur” solidali, cioè di accompagnatori volontari e mossi da spirito di solidarietà, si è svolta sotto traccia, dall’autunno 2017, dopo una prima stretta repressiva del Prefetto delle Alpi Marittime e i primi processi per “favoreggiamento all’immigrazione clandestina”, i solidali francesi, non senza differenze di vedute, hanno deciso di organizzarsi in associazione per andare avanti nel loro impegno e affrontare insieme i problemi legali dovuti alla loro disobbedienza civile. In questi giorni si è svolto il primo ‘Festival des Passeur d’Humanité”, tre giorni di dibattiti, laboratori e assemblee convocati per discutere insieme come cambiare le leggi e inquadrare in un contesto più ampio l’impegno solidale di una intera valle, divenuta celebre con il caso di Cédric Herrou, contadino solidale simbolo della ‘mediatizzazione’ di questa lotta. Dopo aver vinto un primo processo il Prefetto delle Alpi Marittime francesi ha deciso di fare appello e chiede una condanna di 4 mesi per il raccoglitore di olive di Breil, che dalla primavera del 2016 a oggi ha ospitato, assistito e accompagnato nel loro viaggio circa 2.500 richiedenti asilo in Francia.

Hanno collaborato per le traduzioni Gabriele Siri, Luca Giliberti e Julie Munos Simcič