Beauty, la migrante nigeriana morta a Torino durante il parto dopo essere stata respinta dai gendarmi francesi alla frontiera sulle Alpi, riposerà nella cappella dei Marchesi Falletti di Barolo all’interno del cimitero monumentale della città. Sarà la prima persona tra quelle meno fortunate e sole le cui spoglie saranno ospitate in questa nicchia che la città concesse nel 1834 al marchese Carlo Tancredi Falletti di Barolo, impegnato insieme alla moglie Giulia in azioni di carità, assistenza e istruzione dei poveri. La decisione è stata presa dal consiglio di amministrazione dell’Opera Pia Barolo, fondazione benefica presieduta dall’arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia. Arcivescovo che a marzo, dopo la morte della donna, aveva espresso l’intenzione di destinare quella tomba nobile, rimasta vuota dopo la traslazione delle spoglie dei marchesi, “in un luogo di sepoltura per gli ultimi tra gli ultimi, come Beauty”.

Il 15 marzo scorso la donna di 31 anni è deceduta nel corso del parto all’Ospedale Sant’Anna del capoluogo, dove ha dato alla luce Israel. Beauty era incinta di sette mesi, aveva un linfoma e, nonostante le sue condizioni di salute, il 9 febbraio è stata respinta alla frontiera e abbandonata a Bardonecchia dai gendarmi francesi che l’avevano fermata al confine a bordo di un pullman. In Italia dal 2014, Beauty e il marito Destiny stavano cercando di raggiungere la Francia, ma lui non aveva con sé i documenti e lei, invece, era in attesa del rinnovo del permesso di soggiorno.

Lasciata di fronte alla stazione,viene soccorsa dai volontari della ong Rainbow 4 Africa. “I gendarmi non ci avevano neanche avvisato – ricorda il presidente dell’organizzazione Paolo Narcisi – Se n’è accorto un mediatore culturale che, guardando fuori dalla finestra, ha visto Beauty caduta a terra”. I volontari l’hanno portata subito all’ospedale di Rivoli dal quale è stata trasferita all’ospedale ostetrico-ginecologico Sant’Anna, dove è rimasta alcune settimane prima di partorire e morire. La sua storia ha commosso molti, soprattutto l’arcivescovo Nosiglia che il 7 aprile, durante l’omelia del funerale al santuario della Consolata, affermò “il suo dramma ci richiama a un mondo di valori fondamentali che non possiamo e non vogliamo dimenticare: l’accoglienza della vita, l’accoglienza di chi bussa alla nostra porta in cerca di aiuto”. Il prelato aveva anche aggiunto che i valori umani e civili vengono prima delle leggi: “Nel nostro mondo, che ci piace pensare civile e progredito, quel che manca spesso è proprio l’attenzione ad ogni singola persona, alle sue concrete necessità, per cui va accolta e giudicata a partire da questo valore umano e civile, prima che dall’osservanza scrupolosa delle norme”.

La sua storia, però, non è stata dimenticata e l’impegno è stato mantenuto. Il 18 luglio l’Opera Pia Barolo ha deliberato all’unanimità che “la tomba, nicchione n° 197, presso il cimitero monumentale di Torino, sia riservata all’inumazione di persone non abbienti, prive di parenti o affini, decedute nel territorio della Città di Torino o ivi residenti in vita, senza alcuna distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Tutto questo perché la sepoltura dignitosa dei più sfortunati dimostra la “volontà di offrire accoglienza ai diseredati e di rispettare la dignità di ogni uomo, nell’esempio che ci è stato tramandato dai marchesi di Barolo”.

“Le spoglie di Beauty, ora sepolte al cimitero Parco, verranno trasferite appena possibile al monumentale”, annuncia Marco Giusta, assessore della Città di Torino con delega ai servizi cimiteriali. Beauty sarà la prima indigente a essere sepolta nella cappella dei nobili Falletti di Barolo. “In futuro l’Opera pia indicherà altri casi al Comune. Questa è una bellissima iniziativa per la quale ringrazio l’Opera Barolo e l’arcivescovo – continua – Danno dignità agli ultimi degli ultimi”.

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