Nel giorno del ventiseiesimo anniversario della strage di via d’Amelio la corte d’Assise d Palermo ha depositato le motivazioni della sentenza del processo sulla Trattativa tra pezzi delle Istituzioni e i boss. Il provvedimento è di oltre cinquemila pagine ed è stato depositato in tempi record: 90 giorni esatti dal verdetto, cioè esattamente il tempo che si erano dati i giudici per stilare le motivazioni nel dispositivo. Accade molto raramente che le motivazioni di una sentenza vengano depositate nei tempi stabiliti, soprattutto per un processo complesso come quello sulla Trattativa. Il dibattimento è durato quasi cinque anni con più di duecento udienze e il verdetto è stato emesso dopo cinque giorni di camera di consiglio

Il 20 aprile scorso erano state nove le sentenze emesse nell’aula bunker del carcere Pagliarelli di Palermo: i giudici presieduti da Alfredo Montalto avevano condannato a dodici anni di carcere gli ex carabinieri del Ros Mario Mori e Antonio Subranni. Stessa pena per l’ex senatore Marcello Dell’Utri e Antonino Cinà, medico fedelissimo di Totò Riina. Otto gli anni di detenzione erano strati inflitti all’ex capitano dei carabinieri Giuseppe De Donno, ventotto quelli per il boss Leoluca Bagarella. Prescritte, come chiesto dai pm Nino Di MatteoVittorio TeresiRoberto Tartaglia e Francesco Del Bene, le accuse nei confronti del pentito Giovanni Brusca, il boia della strage di Capaci. Assolto dall’accusa di falsa testimonianza perché il fatto non sussiste l’ex ministro della Dc Nicola MancinoMassimo Ciancimino, invece, è stato condannato a otto anni per calunnia nei confronti dell’ex capo della Polizia Gianni de Gennaro.

A livello storico il processo ripercorre la fine della Prima Repubblica, riscrive la nascita della Seconda ed è arrivato a sentenza proprio subito dopo le elezioni che – secondo alcuni osservatori – hanno visto nascere la Terza. Ed è lì, in quelle cinquemila pagine di provvedimento che si spiega come e perché Cosa nostra arrivò a sedersi allo stesso tavolo dello Stato.

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