Il presidente della Repubblica riconosce che sulla strage di via d’Amelio non esiste ancora una verità giudiziaria. E lo fa nel ventiseiesimo anniversario dell’omicidio del giudice Paolo Borsellino e degli uomini della scorta. “Onorare la memoria del giudice Borsellino e delle persone che lo scortavano significa anche non smettere di cercare la verità su quella strage”, dice Sergio Mattarella nel comunicato pubblicato sul sito del Quirinale.

“A ventisei anni di distanza – continua la dichiarazione del capo dello Stato – sono vivi il ricordo e la commozione per il vile attentato di via d’Amelio, in cui hanno perso la vita il giudice Paolo Borsellino e gli agenti Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi, Claudio Traina. Borsellino era un giudice esemplare: probo, riservato, coraggioso e determinato. Le sue inchieste hanno costituito delle pietre miliari nella lotta contro la mafia in Sicilia. Insieme al collega e amico Giovanni Falcone, Borsellino è diventato, a pieno titolo,  il simbolo dell’Italia che combatte e non si arrende di fronte alla criminalità organizzata”.

Oltre che nell’anniversario della strage, le parole di Mattarella arrivano anche poche settimane dopo il deposito delle motivazioni della sentenza emessa dai giudici della corte d’assise di Caltanisetta sull’ultimo procedimento legato alla strage di via d’Amelio. I giudici hanno confermato che le indagini sull’omicidio di Borsellino rappresentano “uno dei più gravi depistaggi della storia giudiziaria italiana”.

“Coltiviamo la loro memoria nella lotta quotidiana alle mafie. La ricerca della verità su Via D’melio è un dovere per l’Italia che crede nel loro esempio e nell’onestà”, ha scritto su twitter il premier Giuseppe Conte. Sulle stragi di mafia bisogna “perseguire la verità sempre ed a ogni costo, a partire dall’ accertamento giudiziario e sulla trattativa Stato-mafia. Solo così lo Stato potrà riconquistare la fiducia dei cittadini”, ha detto a Montecitorio il presidente della Camera Roberto Fico. “Sulla strage di via D’Amelio, lo Stato chiede scusa ma continua, senza sosta, a lottare per la verità”, ha scritto su facebook il guardasigilli Alfonso Bonafede.  “L’accertamento della verità deve avvenire nel più breve tempo possibile. Incontrerò Fiammetta Borsellino. Ma voglio fare in modo che si tratti di un incontro fuori dalla scena pubblica perché vorrei far sentire la vicinanza dello Stato”, ha aggiunto il guardasigilli.

Ieri, invece, Fiammetta Borsellino, figlia del magistrato ucciso da Cosa nostra il 19 luglio 1992, ha posto tredici domande allo Stato sui punti rimasti oscuri sulla strage.  “Sono passati 26 anni dalla morte di mio padre, Paolo Borsellino. E ancora aspettiamo delle risposte da uomini delle istituzioni e non solo. Ci sono domande – le domande che io e miei fratelli Manfredi e Lucia non smetteremo di ripetere – che non possono essere rimosse dall’indifferenza o da colpevoli disattenzioni. Domande su un depistaggio iniziato nel 1992, ordito da vertici investigativi ed accettato da schiere di giudici”, ha scritto Fiammetta in una lettera pubblicata dal quotidiano La Repubblica.

“Il ventiseiesimo anniversario della strage di via D’Amelio è segnato dall’avvio dell’istruttoria della prima commissione del Csm dopo gli esiti del processo Borsellino quater a Caltanissetta. E dall’invio degli atti anche al procuratore generale della Cassazione. È presumibile che potremo solo curare la prima fase dell’istruttoria, di cui si caricherà il prossimo Consiglio”. Lo ha detto il vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini, nel giorno dell’anniversario dell’attentato al Paolo Borsellino e alla sua scorta.
Ieri il plenum del Csm ha dedicato un momento alla commemorazione della strage. “Il Csm aderisce alla manifestazione di Marsala su iniziativa dell’Anm di Palermo”. Lo scorso anno, nel venticinquesimo della morte, il Csm ha provveduto alla pubblicazione degli atti su Borsellino.

A Palermo, intanto, è una giornata di eventi organizzati per ricordare il giudice. Tra le altre cose, in via d’Amelio verrà presentato il libro  Repubblica delle Stragi, edito da Paper First, e a cura di Salvatore Borsellino. (qui un estratto). Per l’occasione interverranno il fratello del giudice ucciso nel 1992, i magistrati Roberto Scarpinato e Giovanni Spinosa, il vicedirettore del Fatto Marco Lillo, l’avvocato Fabio Repici  e il giornalista Giuseppe Lo Bianco.