La “festa” in un centro estivo per bambini per il Gay pride è sconcertante per la diocesi di Bologna. “La Chiesa di Bologna ha appreso con sconcerto che al centro estivo di una scuola dell’infanzia di Casalecchio di Reno è stato presentato l’evento del Gay pride a bambini in una fascia di età delicata come quella prescolare. Un tema così complesso meriterebbe di essere affrontato con maggiori cautele e sicuramente  si legge nell’editoriale del numero in edicola domani di Bologna Sette, settimanale dell’Arcidiocesi di Bologna – con il coinvolgimento pieno delle famiglie, prime responsabili dell’educazione dei figli”. “Immaginiamo – scrive la diocesi – che i genitori dei bambini non avessero dato mandato alle educatrici di affrontare queste tematiche. L’effetto di questa arbitraria iniziativa ha scatenato contrapposizioni e strumentalizzazioni che non giovano alla costruzione di un clima sereno di reciproca fiducia tra la scuola e i genitori. Interpretiamo come un gesto che va nella direzione di un dialogo positivo le scuse presentate dall’ente educatore. Poiché siamo consapevoli della complessità del cammino di crescita dei nostri figli, questo ci sta a cuore. Tutto ciò può avvenire in una stretta alleanza educativa tra scuola e famiglia”.

L’iniziativa – che i genitori hanno criticato ma è stata difesa dal presidente della cooperativa – ha attirato l’attenzione a il ministro per la Famiglia Lorenzo Fontana, protagonista un mese fa di una polemica sulle famoglie arcobaleno. “Ma è possibile che si faccia una cosa del genere all’insaputa dei genitori, tra l’altro a bambini fra 1 e 5 anni? Educazione o ideologia? Adesso i buonisti e i politicamente corretti non hanno niente da dire?” scrive in un tweet Fontana. Che intervistato dal Quotidiano Nazionale, che aveva riportato per primo la notizia, dice: “Fatto gravissimo, sono allibito”.

“Le colonizzazioni ideologiche sono arrivate anche nei centri estivi. In Emilia si è andati oltre ogni limite. Facciamo appello a tutte famiglie italiane di buon senso affinché si oppongano a queste nuove scuole di indottrinamento ideologico che – dice il leader del Family day Massimo Gandolfini – si permettono di violentare la serena crescita umana dei più piccoli. Cosa che solamente le disumane dittature del XX secolo avevano avuto la sfrontatezza di attuare. Dobbiamo tutti insieme opporci facendo le opportune pressioni sulle amministrazioni locali affinché vigilino sui progetti educativi che si propongono di disegnare una società in contrasto con la storia e la tradizione del nostro paese oltre che con l’antropologia che da sempre caratterizza l’umano. Ogni persona è degna di accoglienza e di rispetto ma ciò non significa indottrinare la menti dei bambini”.

Pietro Segata, il presidente della cooperativa dove lavora l’operatrice che ha voluto far festeggiare ai bambini il Gay Pride però aveva spiegato: “Dalle relazioni che abbiamo raccolto e da quanto ci riferisce il coordinatore è stata fatta un’iniziativa nell’ambito di un programma educativo sulle diversità che comprende anche l’idea che ci possano essere famiglie diverse. È stata organizzata una festa con i colori dell’arcobaleno sfociata con un cartellone che collegava questo progetto didattico al Gay Pride. L’arcobaleno di per sé non ha scosso le famiglie ma il cartellone ha richiamato la manifestazione che quest’anno a Bologna è stata particolarmente vivace”.  Segata che ha 3500 dipendenti “etero e omosessuali con idee diverse” si assume ogni responsabilità: “La via dell’inferno è lastricata di buone intenzioni. Noi non siamo respingenti ma accoglienti. Certo è che non ci dobbiamo sostituire alle famiglie nell’educazione dei bambini. L’ho ricordato anche ai miei operatori.Il nostro errore è stato quello di non esserci confrontati con i fruitori del servizio. Sono educatrici di lungo corso che gestiscono il nido anche durante l’anno scolastico, non è personale estemporaneo. Martedì prossimo le incontrerò ma non scatterà alcuna sanzione disciplinare, non ci sono gli estremi per farla”.

Ma proprio la cooperativa finisce nel mirino: “Quanto accaduto nell’asilo di Casalecchio, con bambini piccolissimi spinti a festeggiare e vivere un gay pride è davvero grave. Condanniamo apertamente questa violenta colonizzazione ideologica. Faremo le opportune verifiche circa la posizione della Cooperativa Dolce, che gestisce l’asilo” aveva detto detto il senatore Simone Pillon, capogruppo Lega Nord in Commissione Giustizia. “Riteniamo del tutto fuori luogo – aggiunge – portare nelle aule di un asilo tematiche così delicate. I bambini hanno diritto di essere bambini, giocare e crescere in piena libertà senza che le ore di asilo e scuola diventino momenti di indottrinamento. Allo stesso tempo i bambini hanno diritto ad avere una mamma ed un papà, e spetta solo ai genitori il diritto e il dovere di provvedere alla loro educazione. Ognuno rimane libero di manifestare per i propri diritti – conclude Pillon – ma reagiremo con tutti gli strumenti legali contro chi tenta di strumentalizzare i figli degli altri, per promuovere temi ideologici”. Sul tema ieri era intervenuto anche  il senatore Pier Ferdinando Casini: “Non credo che i genitori mandino i bambini di Casalecchio di Reno in un campo estivo pensando che festeggeranno il gay pride con iniziative del tutto strampalate e prive di qualsiasi presupposto pedagogico. Qui non si tratta né di destra né di sinistra, né del rispetto che tutti abbiamo per le diverse condizioni in cui ciascuno vive la propria sessualità. Qui si tratta di serietà e di buon senso. Siamo in presenza di un infortunio grave degli educatori della cooperativa che gestisce il campo. Mi auguro che nessuno voglia strumentalizzare la questione oltremisura”.

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