Piercamillo Davigo è il primo degli eletti dei nuovi consiglieri del Csm. Il leader di Autonomia e Indipendenza ha fatto il pieno di voti. Seconda eletta è Loredana Miccichè di Magistratura Indipendente. Restano fuori i candidati di Unicost, la corrente di centro della magistratura e soprattutto di Area, il cartello che rappresenta i gruppi di sinistra, che fino a ieri era in maggioranza. Lo spoglio riguardava i due posti destinati ai magistrati della Cassazione. L’ex pm di Mani Pulite ha ottenuto 2522 voti, ripetendo l’exploit di due anni fa alle elezioni dell’Associazione nazionale magistrati. Mentre la seconda eletta, Loredana Miccichè, di Magistratura Indipendente, ha ricevuto 1761 preferenze. Restano fuori i candidati di Unicost Carmelo Celentano con 1714 voti e di Area Rita Sanlorenzo, che si è fermata a 1528 preferenze. A seguire lo spoglio che riguarda i pubblici ministeri: quattro i consiglieri da eleggere. I magistrati hanno votato sabato e domenica per rinnovare la componente togata del Csm, mentre il 19 ci sarà la prima seduta del Parlamento per eleggere gli 8 componenti laici. Una partita, quest’ultima, che alla luce del voto del 4 marzo è destinata a rivoluzionare la composizione del Consiglio: tre saranno in quota M5S (tra cui il vicepresidente), due Lega (che in cambio otterrebbe un ‘suo’ giudice alla Consulta), due Pd e uno FI.

Come raccontato dal Fatto Quotidiano, nelle scorse settimane il processo di avvicinamento alle urne è stato caratterizzato dal dibattito e dalle polemiche sulla deriva del correntismo interno alla magistratura e sulla lottizzazione delle nomine. In questo quadro sono arrivate le dichiarazioni del sottosegretario alla Giustizia Jacopo Morrone (che aveva auspicato la fine di tutte le correnti, a partire da quelle di sinistra), che potrebbero comunque aver avuto un effetto sull’esito di un voto che resta di forte cambiamento. In tal senso, fanno notizia le mancate elezioni dei candidati della corrente centrista Unicost (Carmelo Celentano) e di Area (Rita Sanlorenzo), da sempre di centrosinistra. Premiata, invece, Autonomia e Indipendenza di Davigo, considerata vicina al Movimento 5 Stelle nonché protagonista della lotta al correntismo.

Per Autonomia e Indipendenza, queste elezioni costituivano un battesimo. Attualmente ha un solo rappresentante a Palazzo dei marescialli, Aldo Morgigni, che era stato eletto però con Magistratura Indipendente, la corrente che negli ultimi anni ha avuto come riferimento l’ex sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri e da cui AeI è nata con una scissione. E il voto che ha premiato l’ex pm di Mani Pulite, ora presidente di sezione in Cassazione, sembra indicare che l’ultima nata tra le correnti ha drenato consensi non da Magistratura Indipendente, come ci si poteva aspettare, ma dagli altri gruppi e forse soprattutto da quelle di sinistra. Proprio quelle correnti di cui il sottosegretario leghista alla Giustizia Jacopo Morrone aveva auspicato si liberasse la magistratura, con un intervento a due giorni dall’apertura delle urne che aveva scatenato la polemica. “È un voto che esprime un’enorme voglia di cambiamento nella gestione dell’autogoverno” ha commentato il coordinatore di Autonomia e Indipendenza, Alessandro Pepe, anche lui candidato in queste elezioni per la quota giudici. Domani riprenderà lo spoglio che riguarda i 10 posti da giudice, poi si passerà a quelli di pm. E solo allora si capirà se anche nella magistratura c’è stato un ribaltone analogo a quello disegnato dalle ultime elezioni politiche.

In mattinata, prima dell’ufficialità dell’elezione di Davigo e Miccichè, sulla elezione dei consiglieri del Csm si era espresso anche il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Con parole chiare: “Nella scorsa legislatura persone degnissime hanno fatto un salto dal governo in carica direttamente al Csm, non si era mai visto. E anche su questo ci sarà ora discontinuità“. Il riferimento del Guardasigilli è all’attuale vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura Giovanni Legnini, che era sottosegretario nel governo Renzi quando venne eletto membro laico di Palazzo dei marescialli. In tal senso, però Bonafede ha tenuto a precisare: “Il mio non è stato un attacco personale a Legnini, che ha lavorato benissimo e ho già avuto modo di esprimergli il mio apprezzamento – ha detto il ministro – Mi sono limitato a sottolineare la prassi inaugurata dal governo precedente di portare all’interno del Csm un membro in carica. Sono stati fortunati perché Legnini è una persona seria ma si tratta di una prassi spregiudicata per chi vuole tutelare il confine tra i diversi poteri dello Stato”. Davanti ai senatori, Bonafede aveva anche parlato di “sottosegretari del governo nella scorsa legislatura per caso intercettati mentre mandavano messaggi ai magistrati su cosa votare al Csm”, assicurando “discontinuità” anche rispetto a casi del genere.