Il fenomeno della migrazione “non può essere gestito da un Paese soltanto”. Sergio Mattarella lo ha detto martedì, a Riga, dopo aver incontrato il presidente della Repubblica di Lettonia, Raimonds Vejonis. E lo ha ribadito oggi, a Tallinn, a fianco della presidente della Repubblica di Estonia, Kersti Kaljulaid. Ma il Capo dello Stato italiano ha anche sottolineato come l’idea di chiudere i confini non sia “razionale ma risponde a emotività subita o suscitata. La responsabilità politica – ha aggiunto – richiede razionalità e governo comune della questione. È possibile, c’è il dovere di farlo”. “È poco responsabile” mettere a rischio Schengen, quindi “la libertà di movimento degli europei”, ha detto il presidente della Repubblica.

Il monito di Mattarella è arrivato dopo l’annuncio del cancelliere austriaco, Sebastian Kurz, di voler “proteggere i confini meridionali” dall’arrivo dei migranti. Un effetto a catena dovuto all’accordo sui movimenti secondari raggiunto in Germania tra Angela Merkel e il suo ministro dell’Interno Horst Seehofer. La cancelliera per salvare il suo governo ha accettato l’istituzioni di centri di transito al confine con l’Austria e il respingimento alla frontiera dei richiedenti asilo già registrati in un altro Paese Ue con cui Berlino non abbia un accordo bilaterale, come nel caso dell’Italia.

Vienna ha annunciato che dovrà reagire. “Non sappiamo ancora se la coalizione” in Germania “sarà d’accordo” sulle misure annunciate, il ministro dei Trasporti austriaco Norbert Hofer. A bloccare tutto potrebbe essere infatti un veto dei socialdemocratici. Ma nel caso in cui l’intesa tra Cdu e Csu ricevesse il via libera, in Austria garantiscono che ci sarebbe un effetto domino anche sull’Italia. E in termini economici, ripristinare i controlli al Brennero, “sarebbe certamente un disastro“, ammette Hofer, che stima un costo aggiuntivo di “cento euro per ogni camion” che sceglie un percorso alternativo.

A monitorare la vicenda c’è anche Bruxelles. La portavoce della Commissione europea, Natasha Bertaud, ha infatti sottolineato che “il regolamento di Dublino prevede che gli Stati membri consultino la Commissione europea prima di fare accordi bilaterali”, come Cdu e Csu hanno concordato di fare per applicare la politica sull’asilo, “e in questo contesto la Commissione verificherà che le intese rispettino la normativa europea”. Bertaud ha poi ribadito che la Commissione “sta seguendo da vicino la questione” tra Berlino e Vienna.

E anche il presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani, dopo le tensione del vertice tra i 28 leader dei Paesi europei, con il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che aveva minacciato di voler chiudere le frontiere, ammonisce: “Fare un accordo con i Paesi di Visegrad per l’Italia è una cosa che va contro l’interesse italiano, perché l’interesse italiano è quello di rinforzare le frontiere esterne, non chiudere le frontiere interne. Mi auguro quindi che non si commetta questo errore da parte italiana”. Un appella alla razionalità condiviso da Sergio Mattarella che da Tallin ha voluto sottolineare come “da metà del 2017 a metà del 2018 gli sbarchi attraverso il Mediterraneo, in Italia, sono diminuiti dell’85%, la pressione si è abbassata e questo dovrebbe consentire a tutti i governi, come loro responsabilità, razionalità senza cedere all’emotività“.

Poi Mattarella è tornato sull’incontro di Bruxelles: “Il suo esito è stato incoraggiante perché il Consiglio europeo ha assunto la consapevolezza che il problema è complessivamente dell’Unione, non dei singoli componenti. E che va risolto condividendo le responsabilità“. “Non era quella la sede per decisioni operative ma era la sede per indicare criteri – ha sottolineato il Capo dello Stato – naturalmente occorrerà poi dar loro concretezza con delle decisioni operative e sono convinto che vi siano possibilità per raggiungerle concordemente e positivamente”. Poi, il riferimento, non casuale, allo spazio di libera circolazione dei cittadini europei, bersaglio dei politici euroscettici: “Vi sono molte cose che contrassegnano l’Ue e la sua storica integrazione, ma due ne esprimono appieno l’anima: Erasmus e Schengen. È poco responsabile mettere a rischio la libertà di movimento degli europei”.