Il rendimento scolastico degli studenti italiani non dipende dal ceto sociale. Ad affermarlo è uno studio svolto dal Politecnico di Milano e della Lancaster University: sono stati paragonati i risultati in matematica del test PISA 2015 di ragazzi di 15 anni provenienti da nove Paesi diversi, tra cui Francia, Gran Bretagna, Spagna, Stati Uniti e Italia. Per realizzare la ricerca sono state utilizzate tecniche statistiche innovative e tecniche di machine learning, con un modello “abbastanza flessibile da poter essere applicato a sistemi scolastici di tutto il mondo con strutture differenti ed estrapolare quali sono gli aspetti della vita degli studenti e delle realtà scolastiche che influenzano, rispettivamente, il rendimento degli studenti e le performances delle scuole” si legge in un comunicato del Politecnico.

Il risultato conferma che l’indice socio-economico degli studenti non è tra le variabili più importanti nell’influenza del rendimento scolastico, ma a fare la differenza sono la motivazione personale e l’istruzione dei genitori. In particolare, una buona gestione dell’ansia, la capacità di cooperare con i compagni e l’accessibilità a materiale culturale in famiglia sono fattori che influiscono positivamente sui risultati scolastici dei giovani italiani. Un altro fattore rilevante che si evidenzia nello studio è l’istituto scolastico che si frequenta: il 41 per cento della variabilità del rendimento scolastico degli studenti è spiegata dal loro raggruppamento nelle diverse scuole. Lo stesso non vale per gli altri Paesi: in Spagna, ad esempio, la differenza di istituto pesa solo per l’8 per cento. In Giappone, Francia, Canada e Germania, invece, la variabile più importante è la dimensione dell’istituto: si rileva che nelle scuole più numerose, gli studenti ottengono risultati migliori.

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