Accordo a Livorno sui braccialetti della discordia. I sindacati li avevano bollati come un odioso strumento  di controllo dei lavoratori sul “modello Amazon”, parlando anche di “misure inaccettabili” che ledono la loro “dignità”. Dopo due mesi e un mare di polemiche hanno però accettato il loro utilizzo al polso degli spazzini livornesi con un accordo siglato ai primi di giugno che il fattoquotidiano.it pubblica in esclusiva (scarica copia del documento) e che potrebbe chiudere la vicenda come aprirne di nuove, magari in altre municipalità.

Era emersa ad aprile la questione dei dispositivi messi al polso ai dipendenti della Avr, l’azienda che si occupa della raccolta dei rifiuti a Livorno, era finita sulle prime pagine dei giornali di tutta Italia perché apparentemente molto simile a quella che a febbraio scorso aveva creato molto imbarazzo ad Amazon, la multinazionale delle spedizioni in grado di brevettare un braccialetto per monitorare le mansioni dei propri dipendenti. La notizia che la stessa prassi era stata riprodotta anche nella piccola azienda livornese era stata pubblicata due mesi fa dal Tirreno provocando l’ira dei sindacati – in primis il settore Funzione Pubblica della Cgil – che avevano attaccato duramente l’amministrazione del grillino Filippo Nogarin e invitato l’azienda a rimuovere i braccialetti. Lo scorso 11 giugno le stesse associazioni di categoria hanno però firmato un accordo con l’azienda (SCARICA) in cui accettano l’installazione e l’utilizzo dei deplorati apparecchi, mettendo però nero su bianco “l’assenza di una qualsiasi forma di controllo a distanza” e alcune garanzie che ad aprile non erano state esplicitate come il “totale anonimato dei lavoratori” e il divieto di cedere i dati a soggetti terzi.

Ad aprile gli spazzini di Avr, piccola impresa di quaranta dipendenti che si era aggiudicata l’appalto per i servizi di pulizia stradale, erano stati dotati di braccialetti in grado di comunicare con un secondo dispositivo posto su tutti i cestini della città. L’obiettivo era quello di monitorare che il loro svuotamento venisse fatto regolarmente attraverso un funzionamento molto semplice: azionato volontariamente dall’operatore, il braccialetto permette di decifrare un codice Rfid presente sul sacchetto della spazzatura registrando così alcune informazioni come la sua geolocalizzazione e i suoi dati di riconoscimento. In ogni caso, aveva garantito l’azienda, “il dispositivo non può essere attivato da remoto ma solo volontariamente dall’operatore”. Questo non era bastato ai sindacati che avevano subito accusato l’azienda di utilizzare lo stesso “stile di Amazon”: “la nostra città ha sempre garantito la dignità dei lavoratori che adesso rischia d’essere calpestata con queste trovate hi-tech” aveva detto in quell’occasione il segretario della Funzione pubblica Cgil livornese Giovanni Golino minacciando anche lo “stato di agitazione” a tutela dei lavoratori.

Il Sindaco Nogarin si era difeso parlando di “gigantesca fake news” e rifiutando ogni paragone con i braccialetti di Amazon perché “improprio, vergognoso e volto a gettare discredito sulla mia amministrazione”, anche perché l’apparecchio era già in uso da un anno a Lucca “senza alcuna protesta dei sindacati”. Le associazioni di categoria avevano anche denunciato la mancanza di un “accordo sindacale” sull’introduzione dei dispositivi che alla fine è arrivato. Dopo le polemiche scoppiate ad aprile il consiglio comunale si era mosso con le audizioni di tutti i soggetti interessati nella vicenda ed è stato anche questo percorso istituzionale ad aprire la strada all’accordo tra sindacati e azienda.

Così l’11 giugno scorso le parti hanno firmato un documento condiviso di una ventina di pagine in cui viene messo nero su bianco l’utilizzo volontario degli apparecchi ma sottolineando l’assenza di una qualsiasi forma di controllo grazie al fatto che i dati registrati potranno essere scaricati in azienda solo a fine turno e che “non potranno mai essere acquisiti durante lo svolgimento della prestazione lavorativa”. Inoltre nell’accordo viene prescritto l’uso del braccialetto dotato di tecnologia Gps per un solo turno a settimana e vengono anche formalizzate delle garanzie che ad aprile non erano state esplicitate in mancanza di un accordo sindacale: in primo luogo “il dispositivo verrà assegnato al singolo operatore in modo del tutto anonimo e, comunque, non riconducibile al medesimo”, inoltre i dati registrati dal dispositivo “verranno acquisiti direttamente dall’azienda, gestiti in apposito server custodito all’interno della stessa” e non potranno essere “ceduti, gestiti, analizzati da soggetti terzi”. Infine viene precisato che la certificazione della vuotatura dei cestini non potrà mai essere utilizzata per “fini disciplinari”. L’accordo tra sindacati e azienda prevede anche il ritiro dei braccialetti a favore di altri strumenti per la lettura dei cestini (come i palmari o i telefoni cellulari) da individuare entro il 15 luglio e l’assunzione di altri 19 operatori, di cui 15 con contratto a tempo determinato.

Esulta la Funzione Pubblica della Cgil livornese perché “grazie al sindacato sono stati sventati i braccialetti in stile Amazon”: “L’unica fake news era quella raccontata a aprile che assicurava l’assenza del controllo a distanza – scrive la Cgil in una nota – grazie ai braccialetti tale controllo era invece possibile così come possibile era la trasmissione in tempo reale della posizione dei lavoratori. La verità è che grazie al sindacato la tecnologia entra nei servizi pubblici ma impedendo il controllo a distanza e negando il braccialetto ai lavoratori”.

Meno entusiasmo dalla parti del Municipio.  “Questi sono tutti diritti già esistenti da aprile – spiegano dal Comune di Livorno – la polemica era tutta intersindacale”. Idem per il sindaco Nogarin secondo cui l’accordo “dimostra che avevamo ragione e che i braccialetti non avevano alcuna finalità di controllo nei confronti dei lavoratori dell’azienda – dice Nogarin al fattoquotidiano.it – è stata una polemica strumentalizzata dai sindacati: francamente mi è dispiaciuto molto perché avevano dipinto l’amministrazione come un’attentatrice dei diritti dei lavoratori, per i quali noi ci battiamo da sempre”. Di “clamore mediatico basato sul nulla” parla il capogruppo del M5S in consiglio comunale Marco Galigani : “Avr nelle diverse audizioni ci ha spiegato nel dettaglio il funzionamento del braccialetto rassicurandoci sul rispetto delle garanzie dei lavoratori – spiega – così alla fine il risultato è stato raggiunto”.