“Non è solo l’Italia ad aver perso ma l’intera Unione. La solidarietà volontaria non ha mai funzionato neanche in passato e consente a chi si è sempre sottratto ad ogni responsabilità sull’accoglienza di continuare a farlo. L’unico che ha ragione di esultare oggi è quindi Orban, insieme al blocco di Visegrad, anche perché dire esplicitamente che sulla riforma di Dublino serve un accordo all’unanimità, come si legge nelle conclusioni del Consiglio, equivale a mettere una pietra tombale su ogni possibilità di cambiarlo”. Per Elly Schlein, eurodeputata di Possibile da sempre in prima linea per la modifica del Trattato di Dublino, il risultato del vertice Ue è un fallimento su tutti i fronti. E la pensano così anche l’ex ministro degli Interni Marco Minniti, oltre che Pd, Leu e Forza Italia.

Nonostante il premier Giuseppe Conte si sia detto soddisfatto della trattativa, per Schlein non ci sono dubbi: “Partiti battendo i pugni sul tavolo, tornati a casa a mani vuote. Fallimentare il Consiglio europeo per il governo italiano, che in cambio di vaghe promesse d’intesa rinuncia a tutti gli obiettivi annunciati alla vigilia. Nessun accordo sulla riforma di Dublino, nessun ricollocamento obbligatorio e nessuna sanzione per chi non fa la propria parte sull’accoglienza. I Governi europei hanno perso un’occasione storica”. Il documento che esce dal vertice dei 28 Paesi, continua l’eurodeputata che aveva chiesto al Consiglio Ue di adottare la proposta votata dal Parlamento “sul ricollocamento permanente e automatico di tutti gli Stati”, “i governi europei hanno ancora una volta deciso di rinviare i nodi fondamentali, fermandosi alla promessa di future intese bilaterali e trovando accordo solo sull’esternalizzazione delle frontiere. Gravissimo poi che il testo chieda alle ong di non ostacolare la Guardia Costiera libica, che viola costantemente i diritti fondamentali dei migranti e ne mette a rischio la vita”. Per Schlein la via è una sola: “Cambiare quel regolamento ingiusto, in base a cui gli altri Paesi, come hanno rimarcato nelle conclusioni, possono rimandare in Italia i richiedenti arrivati in Italia”.

Pollice verso sul risultato del vertice anche per l’ex ministro dell’Interno Marco Minniti: “Abbiamo incassato solo dei pagherò difficili da riscuotere, il tempo dirà se si tratta di assegni in bianco. Sul trattato di Dublino c’è un rinvio. Bisogna prima trovare il consenso per modificarlo, serve l’unanimità dei 28 paesi europei e questo è un macigno sul suo cambiamento”. Pessima la valutazione anche sull’intesa raggiunta sull’accoglienza: “Si deciderà in base a meccanismi volontari. Prima non funzionava l’obbligatorietà, figuriamoci la base volontaria – ha spiegato Minniti a a Radio1 su Radio anch’io -. Mentre restano obbligatori i rimpatri verso il punto di prima accoglienza come l’Italia. Tirati fuori dall’isolamento dal nemico Macron, mica siamo stati aiutati dai paesi di Visegrad“.

Per il segretario reggente del Partito democratico Maurizio Martina “la retorica dei pugni sul tavolo e della propaganda facile ha lasciato l’Italia a mani vuote, mentre i paesi dell’est escono ancora più forti”, mentre secondo Laura Boldrini (Leu), al termine di questo vertice è “tutto come prima” visto che “redistribuzione migranti e costruzione hotspot su base volontaria” e “il trattato di Dublino non si tocca”. Tranchant anche Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia: “L’Italia è stata sconfitta su tutta la linea. Conte si è fatto un po’ raggirare anche per inesperienza, si è convinto di avere ottenuto una grande vittoria”. Critiche anche da Forza Italia, dove per la capogruppo al Senato Anna Maria Bernini “siamo di fronte a un passo indietro e che nessuna delle aspettative che il governo aveva sbandierato siano state realizzate. Non capiamo come abbia potuto il presidente Conte affermare che l’Italia sul fenomeno migratorio non è più sola e che l’Europa è ora più solidale”. Delusione anche da parte della vicepresidente della Camera Mara Carfagna, che parla di “intesa al ribasso, perché trova il suo fondamento sul principio di volontarietà e sul ricollocamento nei Paesi ospitanti senza quote obbligatorie. La riforma del regolamento di Dublino è rinviata, così come l’identificazione e la collocazione dei centri di accoglienza è rimandata. Così facendo il governo italiano ha di fatto accettato la linea dei paesi Visegrad, che hanno interessi opposti a quelli italiani ed europei”.

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