La solidarietà come “patrimonio dell’Italia” e l’invito a non arrendersi alla paura. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, intervenendo davanti a 1300 ragazzi nel refettorio della comunità di San Patrignano a Coriano (Rimini), ha parlato dell’unità del Paese e dell’importanza di creare e rafforzare “i tessuti relazionali”: “Qui si respira solidarietà, e questo è un patrimonio del nostro popolo, nel dna degli italiani vi è la solidarietà”, ha detto. “La nostra cultura, la nostra storia, la bellezza del nostro Paese non sarebbero così grandi né così apprezzati nel mondo senza questo dato, questo valore della solidarietà”. Quindi, il Capo dello Stato ha continuato: “A volte di fronte alle difficoltà della vita, della convivenza, anche di fronte a mutamenti profondi e tumultuosi del nostro tempo si rischia di pensare che chiudersi in se stessi e scivolare nella solitudine possa essere un rifugio. E’ debole e triste. Le preoccupazioni vanno comprese, nessuno ha il diritto di ignorarle, ma non ci si può arrendere alla paura”.

Mattarella si è poi rivolto a chi ha responsabilità politica, come coloro che più degli altri hanno il compito di occuparsi dell’unità della comunità: “Rafforzare l’unità del Paese, della società e delle persone, tra di essi nella vita in comune, è un compito che riguarda ciascuno di noi nella sua dimensione. Certo riguarda anzitutto chi ha responsabilità politica, ma riguarda ciascuno di noi nel costruire questo tessuto relazionale che rende la vita più gradevole, più piacevole, più positiva, migliore per tutti”. E ha aggiunto: “Il compito principale del presidente della Repubblica è rappresentare l’unità dell’Italia, ma l’unità non è solo quella del territorio ma è anche unità di vita del nostro Paese. La sua coesione, il suo modo di sentirsi legata entro di essa, tutti i cittadini legati a un destino comune, questa è l’unità vera del nostro Paese, l’aspetto che indica costantemente, in tutto il suo tessuto, la nostra Costituzione”.

Il presidente della Repubblica ai ragazzi di San Patrignano ha detto: “Tra voi ci sono tanti giovani che hanno attraversato momenti difficili. Ai giovanissimi di questo Paese che possono entrare in contatto con le droghe dico di non cedere la libertà a droghe vecchie e nuove. Recuperino fiducia in se stessi e costruiscano rapporti, coltivino dei sogni per il proprio futuro”. E ha concluso: “La dipendenza è un nemico insidioso, capace di catturare tanti giovani. Nel Talmud è scritto che chi salva una vita salva il mondo intero. San Patrignano in questi anni ha salvato tante vite e continua a farlo. Non è una realtà astratta, teorica, lontana, ma composta da tutti voi”. La droga “si manifesta con molte maschere, ma produce una condizione di morte e oppressione che ben conosciamo. E’ importante che in questi 40 anni San Patrignano come altre realtà abbia dimostrato che la droga può essere sconfitta, se ne può uscire”.

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