Le fiamme che infuriano lungo il confine israeliano, che divorano i campi coltivati, per gli aquiloni e palloncini di elio con carichi di benzina lanciati dai palestinesi dalla Striscia, hanno costretto l’esercito israeliano a intensificare gradualmente la sua risposta contro Hamas. Lanciati a centinaia nelle scorse settimane aquiloni e palloncini hanno incendiato oltre mille ettari di terreni coltivati. L’aviazione israeliana bombarda con i suoi caccia presunti depositi – o posti di assemblaggio – di questi aquiloni e altri obiettivi “militari” di Hamas, ma i kite-bombs continuano a volare, anzi sono aumentati di numero. L’Idf sta esortando il governo di Benjamin Netanyahu, incalzato dall’ultra destra dei coloni, a non oltrepassare la linea rossa in questa crisi: a non cercare di uccidere gli organizzatori, per timore che questo possa scatenare un’escalation generale al confine. Il lancio dei missili in risposta agli attacchi israeliani, dimostra che questa è la minaccia di Hamas contro Israele: se ci attacchi per gli aquiloni, torneremo a sparare razzi e missili. Come avvenuto stanotte.

Il buio del cielo di Gaza è stato illuminato da 45 missili sparati verso Israele in risposta ai raid di ieri contro “basi di assemblaggio” degli aquiloni incendiari e all’uccisione di 3 miliziani che cercavano di varcare la Barriera di sicurezza che circonda Gaza. Il sistema di difesa missilistico israeliano “Iron Dome” ha intercettato sette dei 45 missili lanciati e almeno tre sono caduti all’interno della Striscia di Gaza. In risposta, l’Idf ha attaccato ancora una volta la Striscia, colpendo un totale di 25 obiettivi militari di Hamas. E di sicuro non è finita qui.

Nella sua lunga lotta contro Israele, Hamas continua a trovare metodi semplici, ma sempre efficaci, per fare pressione e cercare di rompere il “blocco” israeliano della Striscia che va avanti dal 2007, quando il movimento islamista sbaragliò i fedeli del presidente Abu Mazen e prese il controllo militare e politico della Striscia. Il “risultato” politico delle proteste iniziate il 30 marzo scorso lungo la barriera di confine è stato limitato pie Hamas. Più di 120 abitanti di Gaza sono morti e 13.000 sono stati feriti, mandando il tilt il già precario sistema sanitario della Striscia, ma Israele non si è ritirato dalle sue posizioni e l’Idf è riuscito a ostacolare tutti i tentativi palestinesi di infiltrarsi nel confine.

L’uso tattico degli aquiloni e dei palloncini di elio si è rivelato piuttosto efficace per Hamas. Sono molto economici e facili da usare. Il calore e il vento accendono le fiamme e il danno psicologico causato dagli incendi che sono ben visibili lungo il confine è peggiore di qualsiasi danno reale fatto. La vista deprimente dei raccolti anneriti spingono l’opinione pubblica a premere sul governo Netanyahu perché faccia qualcosa. Ma ci sono ostacoli inaspettati. A differenza di altri atti violenti lungo il confine, gli aquiloni sono lanciati dall’interno della Striscia, molto lontano dalla Barriera di sicurezza, al di là della portata dei cecchini israeliani.

Alcuni ministri hanno suggerito come deterrente di riprendere le “uccisioni mirate” dei leader di Hamas. Ma l’Idf ritiene che questa misura, che implicherebbe attacchi aerei – con caccia, droni o elicotteri – sarebbe sproporzionata. Nonostante il via libera della Corte Suprema che ha definito i “lanciatori di aquiloni” un obiettivo militare legittimo, l’Idf dice che non si può uccidere un intero gruppo di persone bombardando dal cielo solo perché qualcuno coinvolto lancio di aquiloni può essere tra la folla.

L’Idf ha adottato alcune misure come soluzione temporanea e sta sviluppando altre per il medio periodo. Ha usato i droni come intercettori che in qualche modo si sono rivelati efficaci contro gli aquiloni, ma molto meno contro i palloncini di elio. Nel frattempo stanno lavorando alla progettazione di altre tecnologie. L’Israel Air Force ha sparato colpi di avvertimento ai gruppi che preparano gli aquiloni, ha bombardato depositi di stoccaggio, ha colpito perfino le auto usate dalle unità di Hamas coinvolte. Stanotte, per la prima volta in questo contesto, sono stati colpiti siti militari, navali e strutture per la produzione di armi nella Striscia.

E’ Hamas, però, che sta cercando di dettare le regole del gioco a Gaza. L’organizzazione vuole che la routine degli aquiloni infuocati continui, e Israele correrebbe il rischio di scatenare un’escalation negli attacchi missilistici se aumentasse le sue risposte militari contro gli aquiloni incendiari. E può farlo come dimostrato stanotte e lo scorso 29 maggio, quando quasi 150 missili e proiettili di mortaio sono stati sparati da Gaza verso la regione di confine. Nel frattempo i limitati passi dei militari contro gli aquiloni non stanno ottenendo i risultati desiderati. Hamas, usando mezzi semplici ma sta facendo pagare un prezzo più alto a Israele rispetto alle dimostrazioni di massa.

I politici israeliani premono per una forte rappresaglia militare. I militari hanno il dito sul grilletto però non sono convinti che sia la soluzione giusta al momento, le tensioni con Hamas potrebbero seriamente degenerare. Ciò che Israele vuole a questo punto è abbastanza chiaro. Vuole la calma a Gaza per concentrare la sua attenzione sul nord, sul Golan, dove a ridosso del confine siriano stanno smobilitando le forze iraniane che sostengono Assad, la minaccia resta comunque alta.

La domanda è che cosa vuole veramente Hamas. Se la leadership di Yahia Sinwar e Ismail Haniyeh sia abbastanza disperata per rischiare un altro conflitto nella Striscia, la prima guerra degli aquiloni.

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