L’uscita dell’audio ottenuto da ProPublica – che raccoglie le voci e i pianti di dieci minori centro-americani detenuti in una struttura dell’immigrazione Usa – complica la vicenda delle famiglie di migranti separati al confine con il Messico. La segretaria alla sicurezza nazionale, Kirstjen Nielsen, ha cercato di difendere la strategia dell’amministrazione: “Non chiederemo scusa per il lavoro che abbiamo fatto, per quello che fanno le forze dell’ordine, per il lavoro che il popolo americano si aspetta da noi”. Separare i minori dalle famiglie – i testimoni che hanno visitato le strutture detentive parlano di bambini di quattro anni strappati ai genitori – non è comunque qualcosa che anche i teorici più duri in tema di immigrazione possano facilmente giustificare.

Nelle scorse ore tutti i senatori democratici hanno firmato un progetto di legge che vieterebbe di separare le famiglie bloccate al confine. Quattro ex-First Lady – Rosalynn Carter, Laura Bush, Michelle Obama, Hillary Clinton – hanno condannato la politica; l’attuale, Melania Trump, ha espresso il suo personale disagio (la First Lady ha comunque aggiunto la richiesta che “le due ali” del Congresso trovino un accordo – trascurando il fatto che è l’amministrazione di suo marito ad avere deciso di separare le famiglie, non una legge del Congresso). Gli stessi repubblicani appaiono sempre più ansiosi di distinguere le proprie posizioni da quelle di Trump. Un deputato texano, Will Hurd, ha girato per le strutture detentive della frontiera e dichiarato: “Non dovremmo usare i bambini come deterrenti”. La senatrice Susan Collins del Maine ha spiegato che l’amministrazione può sospendere la politica delle separazioni “immediatamente, senza neppure l’intervento del Congresso”.

Nella stessa amministrazione stanno emergendo riserve e sensibilità diverse. Kirstjen Nielsen, che si è trovata a difendere la strategia, è stata nei giorni scorsi protagonista di scontri furibondi con l’attorney general Jeff Sessions e con il consulente di Trump, Stephen Miller, i veri architetti della politica di separazione. Nielsen, hanno raccontato alcuni resoconti giornalistici, sarebbe stata vicina a dare le dimissioni. Lo stesso tentativo di addossare ai democratici la responsabilità della legge che separa le famiglie (secondo Trump, sarebbe stata una norma passata da Bill Clinton nel 1997 a inaugurare la pratica, e Barack Obama avrebbe incarcerato almeno il doppio di bambini rispetto all’attuale amministrazione) è in realtà una prova di debolezza. La prova che l’attuale amministrazione Usa trova molte difficoltà a giustificare queste ultime misure.

In realtà, è stata una scelta di Sessions, supportato da Miller, a far partire l’attuale politica. La possibilità di separare i figli dai genitori alla frontiera era stata ventilata da John Kelly nel marzo 2017, quando era ancora alla guida della Homeland Security (oggi è chief of staff). Si trattava, secondo Kelly, di una strategia necessaria come “deterrente per distruggere il pericoloso network che controlla la frontiera”. L’idea era stata abbandonata, in un implicito riconoscimento delle difficoltà di sostenerla di fronte all’opinione pubblica. L’amministrazione aveva comunque deciso di inasprire le politiche alla frontiera. Ogni tentativo di varcare la frontiera senza visto viene oggi considerato un crimine; quindi anche coloro che decidono di chiedere asilo politico vengono detenuti come criminali e processati per il reato di immigrazione illegale. L’amministrazione Obama, che pure aveva allungato i tempi di detenzione e sviluppato le strutture detentive alla frontiera, aveva invece mantenuto la distinzione tra richiedenti asilo e immigrati illegali. E per i migranti bambini era comunque rimasto in vigore il cosiddetto “Flores settlement” del 1997, ribadito da un giudice nel 2016, che impedisce di detenere i minori per più di 20 giorni (e, con loro, le famiglie cui i minori si accompagnano).

L’ipotesi lanciata da Kelly nel marzo 2017 è rimasta nel cassetto sino all’aprile di quest’anno. Quando le autorità dell’immigrazione hanno registrato un nuovo picco alla frontiera messicana. È allora che l’ipotesi di usare la separazione dei minori dalle famiglie come deterrente è tornata in auge, fortemente sponsorizzata da Sessions e Miller. Sessions, 71 anni, si è formato prima come giudice e poi come politico nell’Alabama rurale, sostenendo campagne a favore dei contadini locali contro i migranti, accusati di sottrarre posti di lavoro. Le idee di Sessions in materia si sono anche modellate su quelle dell’economista di Harvard George Borjas, teorico dell’impatto negativo dell’immigrazione sull’economia nazionale. Miller, 33 anni, cresciuto in una famiglia ebraica progressista di Santa Monica, sin dagli anni dell’università deciso “contrarian” rispetto alla liberal California, ha fatto della tolleranza zero nei confronti dei migranti una delle sue armi retoriche più ricorrenti. Non è un caso che il suo primo lavoro in politica sia stato quello di portavoce del senatore Sessions.

Sono stati dunque Sessions e Miller a spingere per inasprire le misure anti-immigrazione, quando in aprile i numeri degli arrivi sono sembrati nuovamente fuori controllo. Non è stato difficile convincere Trump. La retorica contro i migranti, soprattutto quelli dal Messico, è stata ricorrente sin dai mesi della campagna elettorale. Arrivare alla conclusione che gli arrivi dal Sud sono aumentati – nonostante tutte le sparate sul Muro, sui “delinquenti” in arrivo dal Messico, sulla necessità di un bando all’immigrazione – sarebbe stata una realtà difficile da digerire per gli elettori più conservatori di Trump – soprattutto in vista delle elezioni di midterm. Ecco quindi che l’“opzione nucleare”, quella che le amministrazioni Bush e Obama avevano considerato ma si erano ben guardati dall’assumere, è tornata in auge. Collocare i minori in strutture detentive separate da quelle delle famiglie è parso un modo per mostrarsi di nuovo duri in tema di immigrazione. Senza contare che la separazione avrebbe permesso di detenere a tempo indefinito gli adulti – invece di scarcerarli come avvenuto sin d’ora con i minori.

La mossa non sembra aver avuto il successo sperato. I falchi dell’amministrazione continuano a difenderla. “Il governo degli Stati Uniti ha l’obbligo sacro, solenne, inviolabile di proteggere il suolo degli Stati Uniti”, ha spiegato Miller, aggiungendo che l’amministrazione non pensa di “allontanarsi da questa missione”. Le voci contrarie e i dubbi però si moltiplicano. Non sono tanto le prese di posizione dell’Onu e dei gruppi per i diritti umani a preoccupare. Il vero rischio è che, nonostante la zero tolleranza, gli arrivi non diminuiscano. Lo ha fatto notare Jeh C. Johnson, segretario alla sicurezza nazionale ai tempi di Obama, da sempre considerato molto poco morbido sulla questione. “Ho visto questo film altre volte – ha detto Johnson – ma è come sbattere la testa contro il muro. Misure di questo tipo, che siano separare i figli dai genitori o fare campagne sulla tolleranza zero nei Paesi d’origine dei migranti, hanno nel migliore dei casi un’efficacia sul breve periodo”.

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