Da Mosca a Kaliningrad, il torneo russo visto dall’Italia che resta a casa. Tante storie nella storia: paradossi, tele-visioni, stranezze e cinismi assortiti. Perché chi non c’è ha sempre torto, ma può divertirsi lo stesso senza prendersi troppo sul serio.

Se il buongiorno si vede dal mattino, i mondiali su Mediaset sembrano la preistoria della tv. L’antipasto offerto su Mediaset Extra, a tre giorni dall’inizio di Russia 2018, è stato Italia ’90 – Notti Magiche. Documentario che è parso una lunga telecronaca impiastrata sopra le immagini rallentate di una quindicina di match di una delle fregature mondiali più cocenti del calcio italiano. A dirigerlo nel 1991 fu Mario Morra, che oggi ha 83 anni, montatore de La Battaglia di Algeri come di Mondo cane 2, e regista di un mondo movie come Ultime grida dalla savana (1975) celebre per il clamoroso fake dell’uomo sbranato dalle leonesse. Quella robina lì che Mediaset ha regalato alla folla è infatti proprio un mondo movie del calcio. I gol di Schillaci intervallati a un gruppetto di tifosi davanti ad una tv in strada, le immagini dal campo e i retroscena nella cabina di regia, immagini “rubate” ai tifosi sugli spalti e frammenti di vita da panchina, conditi tutti con terrificanti registrazioni sonore in post produzione da urlare per la vergogna.

Un prodotto televisivo, insomma, che nemmeno l’Istituto Luce avrebbe eguagliato in vecchiume, tetraggine e falsificazione del reale. Per fortuna che i gol e i risultati erano quelli. E su quelli poco potevi ciurlare. Come del resto per la qualità di calcio di un mondiale che, a parte i dribbling di Roberto Baggio, offrì davvero il nulla cosmico. Semmai c’è la perversione del cornuto in questa esaltazione di Italia ’90: perché per un tifoso degli Azzurri ricordarsi di quel mondiale è come ricordarsi di quella volta che dopo un impetuoso petting con l’amante è suonato il campanello ed è ritornato il marito grande e grosso in anticipo dal lavoro. Di Italia ’90 – Notti Magiche cos’è utile ricordare? Le maglie da gioco larghe e in nylon della Germania Ovest, i bracaloni bianchi di De Napoli e De Agostini, i calzoncini stretti stretti e corti corti di Diego Armando Maradona, le ballerine con tuta aderente a dimenarsi in mezzo ai campi tra patetiche coreografie e inusitata bruttezza dei costumi. Certo, Robbie Williams e Aida Garifullina dallo stadio Luzhniki di Mosca sapranno fare ben di meglio. In attesa del coup de théatre di Russia 2018: Vladimir Putin che dà il calcio d’inizio e s’inciampa imprecando in dialetto lombardo.

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