Trionfo doveva essere e trionfo è stato, oltre ogni aspettativa: nella partita inaugurale dei Mondiali 2018, sotto gli occhi soddisfatti di Vladimir Putin, la Russia ha battuto 5-0 l’Arabia Saudita, nei panni della perfetta vittima sacrificale. Il copione dei Mondiali dell’orgoglio russo è stato rispettato: il presidente che parla in tribuna e dà la sua benedizione alla manifestazione e la nazionale che vince sul campo, a dispetto dello scetticismo dei suoi stessi tifosi che con questa squadra non hanno mai avuto un gran rapporto.

Il match inaugurale, però, ha avuto esattamente la storia che tutti si aspettavano: un monologo della scalcagnata Armata Rossa del pallone, che almeno stasera ha fatto il suo dovere. Prima, una cerimonia introduttiva sobria e concisa, mai così breve, perché da queste parti non badano troppo ai fronzoli: un paio di canzoni di Robbie Williams, rispolverato dall’armadio insieme alle sue hit migliori per un improbabile duetto con una cantante locale. Giusto un’introduzione al pezzo forte della giornata: il discorso di Putin, accolto da un boato dello stadio Luzniki di Mosca. Solenne, ecumenico, conciliante: “Voglio congratularmi con la grande e multietnica famiglia del pallone che è arrivata da qui da ogni parte del mondo, e darvi il benvenuto in Russia, un Paese aperto, ospitale e amichevole”. Il pallone, del resto, “va oltre la politica” (l’ha deciso sempre lui, ovviamente).

Sarebbe stato davvero un peccato rovinare il quadretto con una brutta prestazione della nazionale di casa. Le premesse non erano incoraggianti, con la squadra che veniva da una serie negativa di 7 partite di fila senza vittorie, precipitata addirittura al 70° posto del ranking Fifa, ultima tra tutte le squadre qualificate, senza talento, costretta persino a richiamare il vecchio difensore Ignashevich ritirato da due anni dalla scena internazionale, con un ct odiato dai tifosi e bersagliato dai media.

Per fortuna dall’altra parte c’erano i poveri sauditi. Poveri solo in senso metaforico e calcistico, per carità: gli sceicchi hanno problemi di giocatori, non certo di soldi, e così nell’ultima stagione grazie ad un accordo finanziato profumatamente dalla Federazione hanno spedito in Spagna i loro calciatori migliori, a fare esperienza (e panchina) nella Liga contro Messi e Cristiano Ronaldo. Da allora, però, si sono messi in testa di giocare con possesso palla e tiqi-taqa, manco fossero il Barcellona di Guardiola.

E il risultato al debutto mondiale a Mosca è stato disastroso: vantaggio immediato di Gazinskiy, raddoppio prima dell’intervallo di Cheryshev, tris ad inizio ripresa del gigante Dzyuba, uno dei pochi giocatori amati da queste parti; nel finale è addirittura trionfo, con la doppietta di Cheryschev e la punizione di Golovin, stella della nazionale e migliore in campo. Tutto perfetto. I tifosi tornano a casa contenti, l’urlo “Rossiya, Rossiya” risuona per le strade: il petto di Putin stasera è più gonfio del solito. In fondo sono i Mondiali di Russia, mica di calcio.

Twitter: @lVendemiale

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