Numeri di un’Italia che cambia, pur restando sempre uguale. Nel report sulle “Misure del benessere equo e sostenibile dei territori” pubblicato dall’Istat, nel 2016 il divario fra Nord e Sud del Paese si è fatto ancora più ampio. Con il Mezzogiorno che rimane indietro in termini di lavoro, speranza di vita, istruzione. Basta guardare al reddito medio, che nella provincia al vertice della classifica, Milano, è circa 2,5 volte più alto rispetto a quello della provincia più indietro, cioè Vibo Valentia. Una differenza, dice l’Istat, che è andata aumentando dal 2009 a oggi (passando da 6.300 euro annui a oltre 8mila).

“Nel 2016, in media il 24,3 per cento dei giovani tra i 15 e i 29 anni non ha lavorato né studiato“, dice ancora l’Istituto di statistica. I cosiddetti Neet “sono il 17 per cento al Nord, il 20,4 al Centro e il 34,2 per cento nel Mezzogiorno, con evidenti differenze tra le province di tutte le aree geografiche”. I valori più alti si sono registrati nelle città metropolitane di Palermo e Catania. Qui quasi 1 giovane su 2 è senza lavoro e non ha investito nella sua formazione. Situazione simile a Messina (38,5 per cento di Neet), Napoli (37,7) e Reggio Calabria (36,8).

Differenze anche in termini di aspettative di vita. Nel 2016 è di 82,8 anni a livello nazionale, ma al Sud è complessivamente inferiore di un anno, fino ai 3,4 anni in meno nella provincia di Caserta (80,7). Ma a stupire sono anche le disparità nel solo Nord-ovest: “Da una parte Lombardia e Liguria, su livelli medio-alti”, dice l’Istat, “dall’altra Piemonte e Valle d’Aosta, dove molte province si collocano nella coda della distribuzione nazionale insieme a quelle più svantaggiate del Mezzogiorno”.

Per quanto riguarda il livello di istruzione, le città del Sud rimangono indietro rispetto alle altre aree del Paese. “La quota di popolazione con almeno il diploma marca una distanza tra l’area complessivamente in maggiore vantaggio, il Centro, e il Mezzogiorno, più sfavorito”, sostiene l’Istituto di statistica. “Tale distanza è cresciuta nel tempo: quasi 12 punti percentuali nel 2016 contro gli 8 del 2004″. Stessa cosa per i laureati tra i 25 e i 39 anni, che al Sud sono l’8,4 per cento in meno rispetto al Nord.

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