A distanza di alcuni giorni dalla decisione di impedire l’attracco alla nave Aquarius carica di migranti mi pare si siano consolidate due fazioni. Da una parte coloro che valutano come disumana e moralmente riprovevole la mancanza di solidarietà mostrata verso i deboli con implicazioni cattoliche basate sulla lettura dei vangeli. Dall’altra quelli che affermano che un atteggiamento duro paga in quanto 400 persone sono state dirottate in Spagna riducendo la pressione sui nostri centri di accoglienza e costringendo gli altri europei a riflettere sul da farsi.

Entrambe queste due valutazioni partono da una prospettiva lineare in cui ad una azione corrisponde un risultato. In questo caso la chiusura dei porti ha provocato una crisi diplomatica e dei rischi umanitari ma la conseguenza di allontanare un certo numero di migranti. La realtà, come ci insegnava lo psicologo Paul Watzlawick a Palo alto in California, è sempre circolare e ad ogni azione corrispondono reazioni che poi ne determinano altre in una catena che torna ad influire sulla causa iniziale. Un esempio tipico si determina fra marito e moglie quando uno dei due si arrabbia con l’altro e decide di infliggergli una punizione.

Si possono scatenare escalation tali da portare a una situazione di conflitto perenne con la necessità di separarsi. Quando all’inizio la moglie sgridava il marito che non si occupava del figlio per andare a girare in bicicletta sperava che lui avrebbe trovato più tempo per aiutarla. Non immaginava che, al contrario, avrebbe reagito con rabbia cominciando a trascurarla, lei, come conseguenza, avrebbe smesso di desiderare rapporti sessuali con lui fino a che il marito si sarebbe trovato un’amante.

Nel caso della chiusura dei porti alle navi che accolgono i migranti abbiamo già delle ipotesi sulle reazioni dei trafficanti di esseri umani. La prima è la possibilità di tornare ad utilizzare i barconi per poi lasciarli alla deriva a ridosso delle nostre coste, come avveniva alcuni anni orsono, bypassando di fatto la chiusura dei porti. La seconda è quella di spostare i flussi utilizzando altri approdi europei. Le reazioni degli altri europei, superata la rabbia del primo momento, potrebbe essere quella di chiudere ancora di più le frontiere ai migranti e/o di occuparsi più attivamente del fenomeno cercando di trovare una soluzione collegiale.
Se guardiamo al dato politico la popolazione potrà sentirsi rassicurata all’idea che il ministro dell’Interno cerchi di risolvere il fenomeno ma, fra pochi mesi, disillusa nel constatare che i migranti sono ancora nelle strade delle nostre città. Il celebre aforisma “Non importa se un gatto è bianco o nero, finché cattura i topi” è stato coniato da un grande dittatore Deng Xiaoping con la motivazione, più o meno velata, di scusare le nefandezze perpetrate verso gli oppositori politici.

Personalmente ritengo che la misura di chiudere i porti alle navi non abbia automaticamente risultati ma che, addirittura, possa esporci a rischi anche peggiori se ad esempio non avessimo più solidarietà europea e i barconi scaricassero sulle spiagge. Accettare di perdere i nostri valori di civiltà e derogare alle leggi internazionali umanitarie che liberamente nei secoli come popolo abbiamo accettato ritengo sia un grave danno che infliggiamo a noi stessi. Perché, se non siamo solidali coi poveri e diseredati del mondo, lo dovremmo essere con gli altri italiani in condizioni di disagio? Perché gli altri popoli dovrebbero rispettarci e aiutarci?

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