Sulla nave Aquarius della ong Sos Mediterranee, ora diretta in Spagna dopo la decisione del governo italiano di non autorizzare lo sbarco, i 629 migranti ci sono arrivati nel corso di sei operazioni in mare: “Due di salvataggio e quattro trasbordi tra sabato 9 e domenica 10 giugno” spiega Marco Bertotto, responsabile Advocacy & Public Awareness di Medici senza frontiere. I primi passeggeri a salire a bordo sono state le 229 persone che erano su due gommoni. Questo intervento di soccorso diretto è stato coordinato dalla Guardia costiera italiana che ha chiesto ad Aquarius di recuperare i naufraghi: quarantaquattro erano già finiti in acqua perché l’imbarcazione era scoppiata.

Successivamente, in un intervallo di nove ore, tre motovedette della Guardia costiera – che avevano effettuato il soccorso – hanno accompagnato altri migranti recuperati in mare da motonavi italiane sulla nave della ong. Infine l’ultimo trasbordo – sempre su indicazione della Guardia costiera – è stato effettuato da una nave commerciale italiana che aveva salvato altre persone: in totale 400 persone. In particolare 119 persone sono state salvate dalla motonave Jolly Vanadio, 64 dalla motovedetta della capitaneria di porto 319-64, la motonave Vos Thalassa ha trasferito su due motovedette della capitaneria 88 persone, 129 sono stati recuperati dalla motonave Everest e trasferiti su Aquarius tramite motovedette. È così che sulla Aquarius i passeggeri sono arrivati a essere 629 tra cui 123 minori non accompagnati, 11 bambini e 7 donne incinte.

A questo punto il Mrcc (Maritime rescue coordination centre) di Roma ha indicato all’Aquarius, che ormai era a capienza piena, di dirigersi verso nord. “Quando una imbarcazione è piena si assegna un porto sicuro” spiega Bertotto; quindi è arrivata l’indicazione che il rapporto safety sarebbe stato La Valletta. Ma Malta – a cui l’Italia aveva chiesto la disponibilità – ha negato l’accesso ed è stato a questo punto che dall’Italia non è arrivata l’autorizzazione a dirigersi verso un porto siciliano: la destinazione naturale in queste situazioni. I migranti provengono per la maggior parte da Eritrea, Sudan e Nigeria. Quindi almeno per quanto riguarda le due prime nazionalità sono possibili richiedenti asilo.

“Preoccupa la prospettiva futura – dice Bertotto al Fattoquotidiano.it –. I segnali non sono positivi. Le navi devono poter sbarcare le persone soccorse il prima possibile. Ora invece ci sono tre navi destinate ai soccorsi (Aquarius, Dattilo e Orione) che per 7-10 giorni saranno impegnate in altro”. L’Aquarius e le due navi italiane, con pessime condizioni meteo, stanno navigando verso Valencia, dopo l’offerta della Spagna di accogliere i migranti”. Una soluzione “l’unica offerta, non ideale” l’aveva già definita Bertotto durante la trasmissione Zapping su Radio1 “evidentemente dal punto di vista delle condizioni delle persone che hanno attraversato il Mediterraneo, hanno vissuto settimane o mesi in centri di detenzione e sono in situazione di estrema fragilità”. Ma al di là del caso Aquarius per Msf la “situazione è problematica rispetto agli scenari che apre sul sistema di soccorso. Che è ancora necessario”. Anche perché la flotta di navi non ong impegnata nei soccorsi è “assolutamente ridotta“, se poi devono “attendere giorni per trovare un paese europeo” che accolga i naufraghi, fare una traversata alla ricerca di un porto in Spagna o Francia o chissà dove “significa smontare l’attuale sistema di soccorso che già non è perfetto, non è sufficiente”. Come testimonia anche l’ultimo naufragio su cui è intervenuta una nave Usa che halasciato dodici cadaveri in acqua.

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