Aveva promesso che avrebbe ripetuto in aula quello che sapeva e lo ha fatto. Anna Carino, ex moglie di Raffaele D’Alessandro, uno dei carabinieri sotto processo per la vicenda della morte di Stefano Cucchi ai giudici ha dichiarato: “Mi disse che la notte dell’arresto Cucchi era stato pestato, aggiungendo: ‘C’ero pure io quante gliene abbiamo date'”.

“Mi raccontò che uno di loro aveva sferrato un calcio”
“Raffaele mi raccontò di un calcio che uno di loro aveva sferrato a Cucchi e che aveva provocato una caduta rovinosa. Al racconto, mi sembrò quasi divertito; rideva e, davanti ai miei rimproveri, mi rispondeva ‘Chill è sulu nu drogato e ‘m…’ – ha detto la donna- Non so dov’è avvenuto questo pestaggio e la caduta. Più volte gli ho chiesto il motivo, ma non mi hai risposto. Mi ha raccontato anche di altri pestaggi ad arrestati o a persone che avevano portato in caserma; anche se non si trattava di pestaggi di questo livello”. E quando Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, appariva in tv “Raffaele la insultava”. Poi arrivò il momento di ‘fissare’ in un incidente probatorio quelle sue dichiarazioni: “Quando sono stata sentita – ha detto Anna Carino – avevo paura, temevo la sua reazione. Anche in passato aveva avuto reazioni violente; non è stato però mai aggressivo fisicamente. Raffaele è sempre stato un tipo molto aggressivo; quando indossava la divisa si sentiva Rambo”.  La donna decise di mandare un messaggio all’ex marito per dirgli “che mi dispiaceva, ma non avrei potuto fare altro che dire la verità. Ma lui non rispose. Da quel giorno però i nostri rapporti si sono quasi azzerati“.  Nel gennaio 2016, il contatto tra Ilaria Cucchi e la Canino: “Mi sentivo in dovere di farlo per chiedere scusa per non aver parlato prima. La incontrai e le dissi che mio figlio mi aveva detto che un giorno sbirciò sul telefono del padre mentre parlava con un amico e vide le foto di Stefano; e che il padre disse all’amico ‘Io accussì l’aggio lassato'”.

L’intercettazione tra la donna e il carabiniere
Era la fine di dicembre del 2015 quando un nuovo tassello si aggiunse all’inchiesta della Procura di Roma sulla fine del geometra romano arrestato il 15 ottobre 2009 e morto dopo una settimana all’ospedale Pertini. L’audio di una lite, registrata dagli investigatori della Squadra Mobile di Roma, tra D’Alessandro e appunto l’ex moglie. La donna già a verbale con i pm aveva raccontato che il militare le aveva riferito delle violenze subite dal geometra romano fermato per possesso di sostanze stupefacenti.

La donna, un mese dopo, si disse di essere pronta a testimoniare in un futuro processo contro l’ex marito, accusato di aver partecipato al violentissimo pestaggio di Stefano Cucchi. E aggiunse: “Io ho voluto vedere Ilaria: l’ho voluta incontrare per chiederle scusa e per farle capire che mi dispiace e che avrei voluto parlare prima. Non l’ho fatto perché avevo paura: ho tre bambini e quindi non è facile. Ilaria Cucchi mi ha detto semplicemente: ‘Grazie'”.

Dall’arresto alla Cassazione
Stefano Cucchi viene arrestato il 15 ottobre del 2009 in via Lemonia, a Roma, a ridosso del parco degli Acquedotti, perché sorpreso con 28 grammi di hashish e qualche grammo di cocaina. Quella notte, i carabinieri lo accompagnarono a casa per perquisire la sua stanza. Non trovando altra droga lo riportano in caserma con loro e lo rinchiudono in una cella di sicurezza della caserma Appio-Claudio. La mattina successiva, nell’udienza del processo per direttissima, Stefano ha difficoltà a camminare e parlare e mostra evidenti ematomi agli occhi e al volto che non erano presenti la sera prima. Il giudice, nonostante le condizioni di salute del giovane, convalida l’arresto e fissa una nuova udienza. Nell’attesa, Stefano Cucchi viene rinchiuso nel carcere di Regina Coeli.

Le sue condizioni di salute peggiorano rapidamente e, il 17, viene trasportato all’ospedale Fatebenefratelli per essere visitato. Il referto è chiaro: lesioni ed ecchimosi alle gambe e al viso, frattura della mascella, emorragia alla vescica, lesioni al torace e due fratture alla colonna vertebrale. Viene chiesto il ricovero, ma Stefano rifiuta insistentemente e viene rimandato in carcere per poi essere ricoverato di nuovo, presso l’ospedale Sandro Pertini, dove muore il 22 ottobre. Solo a questo punto, dopo vani tentativi i suoi familiari riescono a ottenere l’autorizzazione per vederlo: il corpo pesa meno di 40 chili e presenta evidenti segni di percosse. Cominciano le indagini. Allo stato gli unici imputati definitivamente assolti sono gli agenti della polizia Penitenziaria.

Sul caso Cucchi Il FattoQuotidiano ha lanciato una petizione su Change.org che ha superato le 200mila firma (Qui il link per firmare)