Per qualche anno, sembrava che i prezzi pazzi del petrolio fossero una cosa del passato. Dopo l’impennata a circa a circa 150 dollari al barile del 2008, i prezzi erano crollati al punto che qualcuno si era messo a gridare che era in arrivo un’“era di abbondanza” che ci avrebbe permesso di continuare a viaggiare per sempre a bordo dei nostri beneamati mostri rombanti. E, infatti, i prezzi dei carburanti alla pompa avevano cominciato a scendere.

Sembra, tuttavia, che l’era di abbondanza sia rimandata a data da destinarsi. Il prezzo del petrolio ha ricominciato a salire e questo si riflette sui prezzi della benzina e del diesel alla pompa. La benzina aveva raggiunto un minimo nel 2015 a 1,530 euro al litro. Nel Maggio del 2018 era a risalita a 1,621 euro al litro e la tendenza è chiaramente in salita. La stessa tendenza la vediamo per il gasolio.

Torna il caro-benzina, allora. Cosa possiamo fare? Di sicuro è inutile mettersi a urlare contro la “speculazione.” Non c’entra niente. I prezzi del petrolio vanno su è giù dagli anni 1970, ma la tendenza media è una soltanto: aumento. È una conseguenza del progressivo esaurimento dei giacimenti a basso costo, cosa che ci costringe a estrarre da giacimenti ad alto costo, tipo gli scisti bituminosi da cui si estrae mediante il tanto lodato fracking. E se produrre costa più caro, ne consegue che il prezzo del prodotto aumenta. C’è poco da fare.

1. Si riparla allora del metano per autotrazione, spesso descritto come “combustibile-ponte” che ci dovrebbe portare gradualmente verso l’era rinnovabile. Pessima idea: non è affatto vero che il metano è un combustibile “ecologico.” È vero che un veicolo a metano ha emissioni locali meno dannose di quelle di un diesel ma, tenendo conto delle emissioni cosiddette “fuggitive,” va a finire che il metano fa più danni del carbone al clima. Da questo punto di vista, tanto varrebbe ritornare alle locomotive a vapore.

2. Cosa dire allora dei biocarburanti? Erano andati di moda anni fa, al tempo dell’impennata dei prezzi del petrolio. Ma non hanno mai veramente sostituito il petrolio. Per produrre cose come il biodiesel o il bioetanolo occorrono fertilizzanti artificiali, macchinari e altre sorgenti energetiche che fanno si che i biocarburanti abbiano una resa piuttosto bassa in confronto a quella dei prodotti petroliferi, anche nelle migliori condizioni possibili. Senza contare che i biocarburanti non fanno che perpetuare l’uso di motori a bassa efficienza e inquinanti. Per non parlare poi del fatto che usano terreno agricolo che sarebbe meglio utilizzato per produrre alimentari o semplicemente lasciato in pace a recuperare nutrienti.

3. Non sarebbe meglio allora usare il biogas (o biometano?). In principio, è una buona idea perché il biometano si produce – o perlomeno si dovrebbe produrre – da scarti della produzione agricola o da rifiuti ed è quindi sostenibile. Il biomentano da anche dei vantaggi in termini di emissioni di inquinanti. Si, però in pratica va a finire che il meccanismo degli incentivi fa si che il biometano venga spesso prodotto dal granturco invece che dagli scarti. Ma il problema irrisolvibile è che l’intera produzione nazionale di biometano potrebbe al massimo coprire qualche percento dei consumi dell’attuale parco di autoveicoli. A meno che non si vogliano coltivare i campi per farne combustibili invece che prodotti alimentari, il biometano potrebbe andar bene solo per usi di nicchia, come veicoli agricoli oppure per le navi da trasporto oppure i tir a lunga percorrenza. Non certamente per i veicoli privati.

4. E allora? Beh, è chiaro che non conviene più pasticciare per cercare di tenere in vita i vecchi veicoli che usano motori a combustione interna: si fanno soltanto danni all’atmosfera e al portafoglio. Meglio passare direttamente alla trazione elettrica. I motori elettrici non producono sostanze inquinanti e l’energia che usano può essere prodotta con energia rinnovabile, anche quella priva di emissioni. Certo, rottamare l’intero parco veicolare in tempi brevi per passare all’elettrico sarebbe costoso e inquinante, ma perché non pensare a retrofittare i veicoli a combustione interna, trasformandoli in veicoli elettrici? È possibile ed esiste anche un decreto che permette di far circolare legalmente i veicoli retrofittati. Allora, perché non muoversi subito nella direzione giusta?