È riduttivo parlare di “confusione” per quello che sta succedendo in Italia, nemmeno la parola “caos” andrebbe bene. Ci vorrebbe qualcosa di più forte per indicare una situazione in cui nessuno sembra avere più la minima idea di cosa fare per tenere insieme il “sistema Italia” in evidente difficoltà.

Come mai ci ritroviamo in queste condizioni? Uno dei problemi del dibattito politico (se così vogliamo chiamare gli scambi di insulti a cui ci stiamo abituando) è che è ormai completamente basato su fattori economici e finanziari. Si parla di spread, di debito, di Euro e di tante altre cose mentre si ritiene comunemente che i problemi che abbiamo si possano risolvere con acrobazie finanziarie di vario tipo: la flat tax, il reddito di cittadinanza, le pensioni e altri giri di cassa.

Ma domandiamoci un attimo se non ci siano delle ragioni strutturali che ci stanno mettendo in difficoltà. Parliamo di crisi, ma quando è cominciata la crisi? Pensiamoci un istante. Tutto quello che stiamo vedendo ha un origine: il grande collasso del 2008. Quel momento in cui i prezzi del petrolio erano schizzati a 150 dollari al barile e sembrava veramente di vedere l’abisso davanti a noi. Poi, in qualche modo, la crisi è parsa rientrare per mezzo di varie alchimie finanziarie, ma non ci dimentichiamo che il prodotto lordo italiano ha continuato a scendere da allora fino al 2014. Soltanto negli ultimi due anni ha mostrato una certa ripresa, ma il suo massimo valore rimane tuttora nel 2007.

Allora, ricordiamoci di una cosa: esiste una correlazione ben nota fra i prezzi del petrolio e l’economia mondiale, costi elevati producono periodi di recessione. Questa è una tendenza a lungo termine che, a parte le oscillazioni momentanee, ci ha portato in un’era di alti prezzi del petrolio e di tutte le materie prime a partire dall’inizio del secolo. In sostanza, stiamo vedendo gli effetti dei ritorni decrescenti della produzione di materie prime che sta mettendo in difficoltà tutto il sistema.

A maggior ragione, questo vale per l’economia italiana, un’economia che importa energia e materie prime ed esporta prodotti finiti. Quindi, la parziale ripresa che abbiamo visto negli ultimi due/tre anni si può spiegare come dovuta al calo del costo del petrolio che era cominciato nel 2014, portando a un certo punto il barile del Brent a un valore vicino ai 30 dollari al barile, enormemente più basso dei valori tipici intorno ai 100 dollari al barile degli anni precedenti.

Ci è andata bene per un po’, ma le cose stanno cambiando di nuovo. “I secoli di abbondanza” che alcuni avevano preconizzato come il risultato dell’estrazione del petrolio di scisto negli Stati Uniti sembra si siano ridotti a non più di qualche anno. Al momento, i prezzi del petrolio sono tornati a toccare gli 80 dollari al barile. Se la tendenza continua, torniamo alle condizioni di recessione di pochi anni fa. Ed è perfettamente possibile che ciò accada. Non è che il petrolio non sia abbondante negli scisti o nelle sabbie bituminose, il problema è che costa caro estrarlo, per non parlare dei costi dell’inquinamento generato dai processi estrattivi – che qualcuno dovrà pagare prima o poi. Sono, ancora, i ritorni decrescenti dell’estrazione che generano alti prezzi di mercato. E quindi le periodiche recessioni.

Ne consegue che la priorità per il nuovo governo dovrebbe essere impegnarsi a rendere l’economia italiana meno dipendente dalle importazioni di materie prime, innanzitutto promuovendo la produzione di energia rinnovabile (per fortuna, il sole non lo dobbiamo importare). Questo ci permetterebbe di produrre a prezzi più bassi e, a lungo andare, di raddrizzare la nostra economia e liberarci dal debito.

Si può certamente non essere d’accordo con tali considerazioni, ma tutte queste cose sono completamente assenti dal dibattito in corso (con qualche eccezione). Vi può incuriosire sapere che nel rapporto appena uscito del governatore della Banca d’Italia si parla di tantissime cose a proposito dell’economia italiana, ma non si menzionano mai le materie prime o il petrolio. Uno potrebbe dire che Ignazio Visco si deve intendere di economia e non di petrolio, va bene, ma l’economia italiana è basata su di esso (e in generale sui combustibili fossili). Se non importassimo greggio e gas naturale, il nostro sistema non esisterebbe. E nemmeno potrebbero esistere 60 milioni di italiani. Governo o non governo, se continuiamo a ignorare i problemi, è sicuro che non riusciremo mai a risolverli.