Mirco e Davide stanno insieme da 18 anni. Hanno due bimbi di tre anni, Emanuele e Matteo. “Quando ho conosciuto Davide, lui avrebbe voluto diventare papà. Ai tempi io non mi sentivo così pronto”, racconta a ilfattoquotidiano.it Mirco. “Insieme abbiamo metabolizzato e accettato questo desiderio. Un desiderio che, almeno ai tempi non era così socialmente accettato”.

È così che hanno deciso di cominciare il percorso che ha portato alla nascita dei loro figli. “Ci siamo sposati negli Stati Uniti. L’unione civile per me non è di serie b, ma c. Per me il matrimonio è quello americano, nel 2014, quando i nostri figli erano nella pancia di Rachelle. E poi abbiamo trascritto il matrimonio anche in Italia, per cui siamo uniti civilmente“.

Per la legge italiana, il padre di Emanuele e Matteo è Davide. “Io sono il padre sociale“, spiega Mirco. “Quindi, in teoria, per esempio potrei andare a prendere i miei figli a scuola con una delega, proprio come potrebbe fare un’altra persona qualunque senza legami”. Nella realtà, la coppia racconta di non aver mai incontrato queste distinzioni. “Gli educatori considerano entrambi genitori. Quando uno dei nostri figli è andato al pronto soccorso per un virus intestinale, medici e infermieri trattavano sia me sia Mirco come papà”, spiega Davide. “Mirco ha anche passato la notte all’ospedale, anche se – in punta di diritto – non ne aveva la tutela legale”.

“La società civile è molto più avanti della politica”, conclude Mirco. “Prima di questo governo il punto era che la politica non aveva preso in mano la situazione. Non l’ha normata, dando diritti ai nostri figli. Ma oggi c’è chi la nega. Il ministro Fontana (Lorenzo Fontana, ministro per la Famiglia, ndr) ha fatto precise affermazioni, e il rischio è che si autorizzi la base a discriminare. I fascismi sono nati così. Non voglio dire che ci ritroveremo di fronte a una situazione simile ma siamo preoccupati. Per questo chiediamo con ancora più forza che si diano finalmente ai nostri figli gli stessi diritti che hanno gli altri bambini”.