L’idea era venuta nel corso di una riunione con la moglie e la figlia: passare il giorno di San Ferdinando, 30 maggio, in uno dei luoghi che hanno caratterizzato l’attività del Presidente Imposimato, il carcere di Rebibbia. Ho avuto l’onore di accompagnarcelo tante volte, al punto che con una delle sue proverbiali battute una volta azzardò paradossalmente che “s’era fatto più galera” di quanta ne avesse comminata. Eventi, incontri, lectio magistralis e poi, da qualche anno, lo sportello legale per la consulenza gratuita ai detenuti più bisognosi.

Da quel gruppo di collaboratori era nato il comitato per il no al referendum, a difesa della Costituzione. Questi, insieme alle persone a lui più vicine, amici e colleghi, avvocati, magistrati e politici, hanno voluto unirsi nella commemorazione. Direzione, Area educativa e Polizia penitenziaria della Casa di Reclusione, hanno voluto fin dall’inizio sposare l’iniziativa, mettendosi a completa disposizione per collaborare con la nostra scuola per l’organizzazione che, si ricorda, all’interno di un carcere incontra difficoltà particolari.

Gli interventi che si sono susseguiti hanno toccato vari punti della carriera e della vita di Imposimato: un uomo giusto, s’è detto, nel senso pieno del termine, mosso da irrefrenabili istanze di solidarietà e assoluta fedeltà alla Costituzione, stampata in quel librettino minuscolo che recava sempre con sé e brandiva come un’arma a difesa delle sue convinzioni, dei suoi ideali che portava avanti con coraggio ed energia uniche. Un antidivo, spesso controcorrente, mai scontato, sempre informato, con punti di vista comunque originali, e quell’autoironia e capacità di scherzare con tutti e su tutto che lo faceva apprezzare e amare dalle più disparate categorie, con una spiccata preferenza per gli studenti.

Dopo il ricordo delle persone a lui più vicine, la lettura di alcuni brani da parte di un’attrice teatrale, la proiezione di un video dal finale particolarmente toccante.

Quindi, le testimonianze interne, dei detenuti che lo hanno conosciuto, quelli del circolo Arci e in particolare uno del gruppo di studenti iscritti all’università Sapienza, che ha voluto leggere con voce rotta dall’emozione alcune delle bellissime parole che il Presidente gli scriveva in una fitta corrispondenza che avevano avviato:

Caro Marco, io nella Costituzione ci vedo l’Italia che ha fiducia nella famiglia, nella verità, nella bellezza. Sì, la Costituzione produce bellezza e le ingiustizie sociali vengono ridimensionate da tale bellezza. Amo l’Italia che costruisce futuro e alimenta speranza. La Costituzione, caro Marco, non è una sterile elencazione di sogni. No, con essa cresce, senza clamori mediatici, una silenziosa rete capace di essere famiglia, la famiglia Italia. La Costituzione deve tener fede al patto destinato a far fruttare i semi di bene che la famiglia Italia produce. Bisogna far fiorire l’umanità di ciascun essere umano. Lo Stato democratico è lo strumento per agevolare il libero sviluppo esterno e interiore della persona”.