Dopo i guai giudiziari per il caso Cambridge Analytica, ora Facebook deve tornare ad affrontare i suoi “problemi” con le tasse. Secondo la guardia di Finanza di Milano – riporta il Corriere della Sera – il social network fondato da Mark Zuckerberg ha generato ricavi per circa 300 milioni di euro, tra il 2010 e il 2016, dalla vendita degli spazi pubblicitari in Italia. Ricavi mai dichiarati al Fisco. E che ora rischiano di costare salati: Facebook potrebbe dover versare allo Stato, tra tasse e sanzioni, circa 100 milioni di euro.

Le indagini delle Fiamme gialle, si legge sul Corriere, sono iniziate nel dicembre 2012 sull’ipotesi che il social network abbia allestito una “stabile organizzazione” per versare le tasse sui ricavi pubblicitari in Paesi in cui il sistema fiscale è più favorevole rispetto all’Italia. Dopo aver perquisito la sede di Facebook Italy srl, la “succursale” italiana della società con sede a Menlo Park (California), e aver analizzato un’imponente mole di documenti, gli investigatori hanno evidenziato l’effettiva esistenza di questa “organizzazione”. Secondo l’accusa, Facebook ha messo in piedi un sistema che comprende diverse società, come Facebook Ireland limited (operante in Europa) e Facebook Ireland holdings (con sede alle isole Cayman), con l’obiettivo di versare meno tasse. L’importo contestato è di 296,7 milioni di euro generati dall’attività di Facebook Italy srl fra il 2010 e il 2016.

Tocca ora all’Agenzia delle Entrate risolvere il contenzioso, ma l’ipotesi riportata dal Corriere è che Facebook faccia una transazione che passi per una “adesione“, cioè l’accordo sul versamento immediato di una somma minore rispetto a quella indicata dalla Gdf, piuttosto che procedere per lunghe (e costose) vie legali.

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