Dimissioni in blocco per i vescovi cileni. Dopo lo scandalo della pedofilia che ha travolto l’episcopato del Paese latinoamericano e i tre giorni di incontri con Papa Francesco in Vaticano, tutti i vescovi cileni hanno rimesso i loro mandati nelle mani di Bergoglio. Una decisione a dir poco clamorosa e che non ha precedenti nella storia recente della Chiesa cattolica perché mai prima d’ora l’episcopato di un intero paese era stato azzerato di colpo. “Vogliamo comunicare – hanno affermato i presuli cileni – che tutti noi vescovi presenti a Roma, per iscritto, abbiamo rimesso i nostri incarichi nelle mani del Santo Padre, affinché decida lui liberamente per ciascuno”.

“Ci mettiamo in cammino, – proseguono i presuli – sapendo che questi giorni di dialogo onesto hanno rappresentato una pietra miliare di un profondo processo di cambiamento guidato da Papa Francesco. In comunione con lui, vogliamo ristabilire la giustizia e contribuire alla riparazione del danno causato, per dare nuovo impulso alla missione profetica della Chiesa in Cile, il cui centro sarebbe sempre dovuto essere in Cristo. Desideriamo che il volto del Signore torni a risplendere nella nostra Chiesa e ci impegniamo per questo. Con umiltà e speranza chiediamo a tutti di aiutarci a percorrere questa strada”.

Nel comunicato finale, per la prima volta, i vescovi fanno finalmente mea culpa: “Dopo tre giorni di incontri con il Santo Padre e molte ore dedicate alla meditazione e alla preghiera, seguendo le sue indicazioni, desideriamo comunicare che anzitutto ringraziamo Papa Francesco per il suo ascolto paterno e la sua correzione fraterna. Ma soprattutto vogliamo chiedere perdono per il dolore causato alle vittime, al Papa, al popolo di Dio e al nostro Paese per i gravi errori e le omissioni da noi commessi. Ringraziamo le vittime per la loro perseveranza e il loro coraggio, nonostante le enormi difficoltà personali, spirituali, sociali e familiari che hanno dovuto affrontare, unite spesso all’incomprensione e agli attacchi della stessa comunità ecclesiale. Ancora una volta imploriamo il loro perdono e il loro aiuto per continuare ad avanzare sul cammino della guarigione delle ferite, perché possano rimarginarsi”.

Prima di congedarli, Bergoglio ha consegnato una lettera ai 34 vescovi cileni. “Voglio ringraziarvi – ha scritto Francesco – per il fatto di aver accolto il mio invito per fare insieme un discernimento franco di fronte ai gravi fatti che hanno danneggiato la comunione ecclesiale e indebolito il lavoro della Chiesa in Cile negli ultimi anni. Alla luce degli eventi dolorosi rispetto agli abusi di minorenni, di potere e di coscienza, abbiamo approfondito sulla gravità di tali fatti così come sulle tragiche conseguenze che hanno patito in particolare le vittime. Ad alcune di esse io stesso ho chiesto di cuore perdono e voi vi siete uniti in una sola volontà, con il fermo proposito di riparare i danni provocati”.

“Vi ringrazio – prosegue il Papa – per la vostra piena disponibilità, e per quella che ciascuno ha manifestato nel voler aderire e collaborare in tutti i cambiamenti e risoluzioni che dovremmo portare a compimento nel breve, medio e lungo termine, necessari per ristabilire la giustizia e la comunione ecclesiale. Dopo questi giorni di preghiera e riflessione vi invito a continuare nella costruzione di una chiesa profetica che sappia mettere al centro ciò che è importante: il servizio al suo Signore nell’affamato, nel carcerato, nel migrante e nell’abusato”.

Parole che preludono a delle decisioni concrete. Le tre vittime degli abusi sessuali di padre Fernando Karadima, in rappresentanza di tantissime altre che hanno subito la pedofilia del clero cileno, quando hanno recentemente incontrato Bergoglio hanno precisato che ciò che farà fede non saranno le parole, bensì i provvedimenti concreti che saranno presi per punire i cardinali e i vescovi che hanno coperto questi reati. Le vittime, infatti, non puntano il dito solo contro il vescovo di Osorno, monsignor Juan Barros, accusandolo di aver coperto l’abusatore seriale padre Karadima, ma anche contro altri tre vescovi. Stesse accuse rivolte anche ai due cardinali cileni, ovvero l’arcivescovo di Santiago, Riccardo Ezzati Andrello, che ha ricevuto la berretta rossa proprio da Bergoglio, e il suo predecessore, Francisco Javier Errázuriz Ossa, nominato da Francesco nel suo “C9”, il consiglio di cardinali che lo aiuta nella riforma della Curia romana. Ora è molto probabile che la prima testa a cadere sarà quella del nunzio in Cile, monsignor Ivo Scapolo, che non ha partecipato all’incontro in Vaticano dei vescovi cileni con il Papa.

Twitter: @FrancescoGrana