Si diceva che fosse un tesoro da 150 milioni di euro. Opere d’arte, quadri di pregio, terreni e fabbricati. E ancora: libretti di deposito, immobili, quote societarie, auto e motoveicoli. Sono i beni, per un valore di decine di milioni di euro, che il tribunale per le Misure di Prevenzione di Roma ha disposto la confisca nell’ambito del procedimento al Mondo di mezzo, attualmente arrivato al secondo grado di giudizio dopo la sentenza del luglio scorso in cui fu riconosciuta l’esistenza di due associazioni a delinquere, ma non l’aggravante di stampo mafioso.

I giudici hanno così accolto la richiesta avanzata dai pm Giuseppe Cascini e Luca Tescaroli nel febbraio scorso. Per il tribunale presieduto da Guglielmo Muntoni siamo in presenza di soggetti “pericolosi socialmente e la loro pericolosità, ritenuta di rilevante spessore, ancora oggi ha i caratteri dell’attualità”. Il provvedimento, affidato agli uomini del Gico della Guardia di Finanza per la sua esecuzione, è stato emesso nei confronti degli imputati eccellenti del processo come Massimo Carminati, del suo braccio destro Riccardo Brugia, del ‘ras’ delle cooperative Salvatore Buzzi, degli imprenditori Cristiano Guarnera, Agostino Gaglianone, Giuseppe Ietto e nei confronti di Roberto lacopo, Fabio Gaudenzi e Giovanni De Carlo.

I giudici hanno anche disposto la misura della sorveglianza speciale, con obbligo di soggiorno a Roma per 3 anni, per Lacopo, Guarnera, De Carlo, Gaglianone e Gaudenzi, da applicarsi una volta espiata la pena definitiva. Nei confronti di Carminati, Buzzi e Brugia l’applicazione della sorveglianza speciale sarà valutata all’esito della sentenza d’appello attesa per il prossimo mese di settembre. In questo ambito la procura generale ha chiesto di riconoscere l’aggravante mafiosa sollecitando una condanna a 26 anni e mezzo nei confronti dell’ex Nar e a 25 anni e 9 mesi per l’ex ras delle cooperative romane. In primo grado Carminati e Buzzi sono stati condannati rispettivamente a 20 e a 19 anni e si trovano detenuti dal dicembre del 2014. Nel processo d’appello sono state chieste per i 43 imputati condanne per un totale di circa 400 anni di carcere. La sentenza dovrebbe arrivare entro la fine di luglio.

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