È stato firmato al ministero dello Sviluppo Economico il passaggio delle acciaierie Aferpi di Piombino dal gruppo Cevital al gruppo indiano Jindal. Il ministro Carlo Calenda ed il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi esprimono “soddisfazione per la positiva conclusione di una vicenda che metteva a rischio uno dei più importanti poli siderurgici italiani ed il posto di lavoro di 2.000 persone. Il Ministero e la Regione monitoreranno attentamente i prossimi sviluppi ed il rispetto di tutti gli impegni” si legge in una nota per l’intesa sulla acciaieria Aferpi di Piombino (ex Lucchini). Le trattative, che avevano subito uno stop due giorni fa, sono andate avanti a oltranza.

Il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda aveva manifestato domenica la volontà di chiudere l’accordo entro lunedì, giorno indicato anche per il possibile incarico di governo ad un premier gialloverde, ma la fumata grigia tra i legali dei due gruppi aveva fatto slittare tutto di almeno qualche giorno. L’accordo di vendita dello stabilimento riguardava unicamente la parte commerciale e, ora che è chiuso, il gruppo Jsw (Jindal South West) dovrà presentare il piano industriale da cui si capirà quale sarà il futuro dell’acciaio a Piombino.

Con l’accordo fatto arriva una sorta di rivincita per l’imprenditore indiano Saijan Jindal: tre anni fa infatti il governo Renzi gli aveva preferito l’algerino Rebrab e l’estate scorsa gli era stata preferita Am Investco Italy di ArcelorMittal e del gruppo Marcegaglia nell’acquisizione dell’Ilva. Nei giorni scorsi, di fronte ad uno stabilimento completamente fermo e all’ennesima crisi industriale che ha coinvolto circa 1800 lavoratori in cassa integrazione, il Mise e la Regione Toscana hanno sostenuto apertamente la vendita all’imprenditore indiano: Jindal potrà usufruire inizialmente anche di un finanziamento statale pari a 15 milioni per le “condizioni di insediamento” e di uno regionale di circa 30.

 

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Savona, all’asta il cantiere degli sceicchi. Una crisi che non si spiega

next
Articolo Successivo

Acciaierie Venete Padova, tra i 7 indagati per l’incidente anche i vertici della friulana Danieli

next