Riflettendo su quello che mi sembra un vero e proprio scontro di valori e di civiltà in Europa e in Italia mi è venuta l’ispirazione di provare a proporre dieci punti: non dico un decalogo ma una serie di affermazioni collegate sulla xenofobia e su come affrontarla. E’ evidente che si tratta di un fenomeno e di un sentimento che vengono strumentalizzati e alimentati politicamente ma a maggior ragione bisogna inquadrarla al di là di tatticismi o schieramenti politici:

1) Il problema non è l’immigrazione, ma la xenofobia. (Analogamente: il problema non era l’omosessualità ma l’omofobia). Un minimo di xenofobia è naturale, dice qualcuno. Ma qui siamo ben oltre il minimo naturale. La xenofobia non va solo a peggiorare la vita dei migranti, ma anche quella di tutti coloro che hanno a che fare con loro. Imbarbarisce il dibattito pubblico e  la conversazione popolare, alimenta il neonazionalismo e la chiusura culturale. Potenzialmente crea  spaccature e tensioni gravi nel territorio e nella società, e comunque deprime l’intelligenza creativa sociale necessaria. Insieme all’incoscienza ecologica la xenofobia è il problema principale del presente e del prossimo futuro. Lottare contro la xenofobia, ridurla, dovrebbe essere una priorità per tutte le persone che si riconoscono nella dichiarazione dei diritti umani e nella Costituzione, o semplicemente che vogliono condurre una vita serena.

2) Prima delle elezioni abbiamo già “perso” su alcune questioni fondamentali. Lo ius soli approvato dalla Camera è stato insabbiato in Senato perché percepito come fonte certa di perdita di voti da Cinque stelle e Pd. Prima ancora, durante l’estate 2017, si è arrivati al paradosso grottesco che il sistema umanitario del soccorso in mare è stato posto sotto accusa e sulla difensiva.

Per tutta la legislatura i governi non hanno neanche posto la questione di fare una sanatoria o di aprire comunque possibilità di regolarizzazione dei migranti rimasti senza permesso ( denegati o scaduti) per paura di perdere voti. Le politiche di Minniti (riduzione gradi di giudizio per richiedenti asilo e “guardia costiera libica”) sono state sostenute da consenso tripartisan.

3) La politica è importante ma la politica è più una conseguenza che una causa. E’ importante che siano presenti e vengano sostenute forze che si riconoscono pienamente nei diritti umani come Liberieuguali  e Più Europa ma le forze politiche maggiori vanno dove tira il vento. (Solo su questioni economiche di forza maggiore hanno il “coraggio” di essere impopolari). Faccio l’esempio dello stralcio della stepchild adoption dalla legge delle unioni civili: Cinque stelle o no, Pd o no, Alfano o no quello stralcio è stato imposto da ripetuti e convergenti risultati dei sondaggi. La maggioranza della popolazione, certo per ignoranza della questione, ci vorrebbe togliere i figli.

4) La maggioranza non ha sempre ragione. La xenofobia e l’incoscienza ecologica, così come la vendetta, la tortura, il maltrattamento dei detenuti etc etc non sono accettabili e vanno contrastate a prescindere dagli orientamenti della maggioranza. Occorre cercare di conquistare o riconquistare la maggioranza a principi umanitari, ma in ogni caso occorre difendere i diritti ( e la ragionevolezza) anche contro la maggioranza. Difendersi dalla maggioranza, se necessario.