Ci mancavano solo le pecore e le capre tosaerba. Dopo cavalli, maiali, cinghiali, gabbiani e mettiamoci pure topi, nella fattoria (o meglio, nella giungla) capitale si trova un altro motivo per scatenare l’ennesimo dibattito animale. La proposta sui generis stavolta arriva da Pinuccia Montanari, assessora all’Ambiente della Giunta guidata da Virginia Raggi, che in una diretta Facebook dedicata alle domande dei cittadini, rispondendo a un quesito sull’eterno problema della cura del verde pubblico, risponde candidamente che “la sindaca recentemente mi ha sollecitato l’utilizzo delle pecore e degli animali per effettuare questa attività, che già viene fatta al parco della Caffarella e che vorremmo estendere agli altri parchi e alle grandi ville. È un modo semplice, che fanno in altre grandi città come Berlino, ci sembra giusto e interessante”. Apriti cielo. Un minuto dopo su internet si scatena il solito sfottò virale, fra fotomontaggi che vedono i volti di Raggi e Montanari al posto di Heidi e Clara, battute pecorecce e facili ironie.

IL CAMPIDOGLIO CORREGGE IL TIRO – Certo, quando a Roma si parla di “grandi ville”, le prime che ovviamente vengono in mente sono Villa Borghese, Villa Doria-Pamphilj o Villa Ada, fiori all’occhiello della Capitale e non esattamente luoghi adatti a far pascolare degli ovini, se non altro per gli escrementi che lascerebbero sui prati e lungo i sentieri. Come accaduto nel 2015 a Grottaglie e a Venezia, quando un quI pro quo fra militari spinse due basi della Marina a doversi accollare alcune centinaia di caprette dopo un ordine equivocato. Cosa avrà voluto dire Montanari, dunque? A distanza di un paio d’ore proviamo a contattare il Campidoglio, che infatti corregge il tiro. “L’assessora parlava dei grandi parchi di campagna – viene spiegato a ilfattouotidiano.it – Si è fatto appositamente l’esempio della Caffarella”. Per chi non lo conoscesse, il parco della Caffarella è un vero e proprio pezzo di campagna romana dentro la città che costeggia l’Appia Antica e dove è anche presente anche un’azienda agricola. Insomma, “l’assessora non ha fatto riferimento a Villa Borghese o altri parchi del genere, si intendevano le grandi aree verdi periferiche”. Aree come la Marcigliana, Decima Malafede e Tenuta dei Massimi che solo in pochissimi casi (come il Parco degli Acquedotti) sono di competenza di Roma Capitale.

GLI ESPERTI SI DIVIDONO – Una proposta dunque seria che divide gli esperti. Dalla parte di Montanari si è affrettata a scendere in campo la Coldiretti: “Con cinquantamila pecore allevate nel Comune di Roma, la Capitale può contare su un vero esercito di tosaerba naturali”, scrive in una nota l’associazione di categoria, dove si legge: “Una opportunità che è stata colta già in molte altre realtà e che consente di sostituire falciatrici e decespugliatori, abbattere rumori ed emissioni e garantire in più la concimazione naturale delle aree verdi. Una scelta ecologica per ridurre l’inquinamento e favorire l’integrazione tra città e campagna”. Non è dello stesso parere Gian Pietro Cantiani, delegato del Lazio per la Sia (Società Italiana Arboricoltori), che collabora spesso con il Comune di Roma: “Mi sembra una proposta fuori dalla realtà – spiega a ilfattoquotidiano.it – In campagna potrebbe andare bene, ma altrove? Dove dovrebbero lasciare i loro escrementi queste pecore? L’assessora fa finta di non sapere che il problema del verde non è quanto cresce l’erba, ma la sporcizia che vi si può trovare. Ed è lì che serve una manutenzione fatta per bene, non queste scemenze”. Insomma, c’è chi benedice l’arrivo delle caprette e chi quasi si offende a sentirne parlare.

LA GARA PER LA MANUTENZIONE E’ FERMA – D’altronde, dopo l’esplosione nel 2015 dell’inchiesta sul Mondo di Mezzo (ex Mafia Capitale), il Dipartimento Ambiente non è mai riuscito a far tornare alla normalità il settore della manutenzione del verde pubblico. Esauriti i fondi messi a disposizione dalla Giunta Marino, ancora non è partita la gara da 9 milioni di euro annunciata a dicembre dalla stessa assessora Montanari e dal presidente della Commissione, Daniele Diaco. Secondo gli annunci, la procedura pubblica doveva essere operativa già ad aprile, ma durante l’ultima riunione di commissione alle domande dei consiglieri Valeria Baglio (Pd) e Andrea De Priamo (Fratelli d’Italia) non sono arrivate risposte esaurienti in merito. Ad oggi, la cura verde pubblico è affidata ai (pochi) dipendenti del Servizio Giardini, ai progetti per i detenuti in collaborazione con il carcere di Rebibbia, ad alcune onlus che gestiscono i centri d’accoglienza per i migranti e alla costante azione dei volontari di Retake Roma. “Neppure la gara a doppio oggetto per la Multiservizi è andata in porto”, sottolinea la stessa Baglio.