Ritardi che si allungano fino ad alcuni mesi. Cantieri fermi da settimane. Livorno fa fatica a ripartire dopo l’alluvione del 10 settembre 2017. In particolare a Montenero, una frazione collinare famosa per il santuario meta dei pellegrinaggi mariani. Il cantiere principale è in ritardo di 2-3 mesi, spiegano dal Comune. Per un altro, poco più a valle, i mesi di ritardo sono 4. Qui, nella notte dell’alluvione, tutto fu distrutto da un canale tombato, il botro Stringaio: ha rotto gli argini, invaso negozi e abitazioni. E per residenti e commercianti la paura è che possa succedere di nuovo. “Se il livello si alzasse un po’ di più del normale acquazzone – dice Luca Bardi, proprietario del Caffè Bardi, distrutto dalla furia dell’acqua 8 mesi fa – nel locale tornerebbero acqua e fango. Altri danni”.

Lo stop dei lavori è dovuto alla crisi finanziaria di una cooperativa, la Clc, la più grande impresa di costruzioni di Livorno, che ha l’appalto dei cantieri. L’azienda però ha portato i libri in tribunale chiedendo il concordato in continuità. I problemi economici della cooperativa, a loro volta, sono legati alla mancata riscossione di lavori eseguiti per diversi enti pubblici in Italia. Tra questi, anche il Comune di Livorno. Clc per poter fatturare e quindi essere pagata dal palazzo civico livornese, poiché si tratta di lavori affidati in seguito all’alluvione, deve attendere i tempi della burocrazia degli enti pubblici. “Abbiamo dieci interventi affidati a Clc – spiega Stella Sorgente, vicesindaco di Livorno – di cui otto, per un totale di 1 milione e 800mila euro, sono stati regolarmente pagati. Ne mancano due per i quali abbiamo stabilito insieme a Regione Toscana, in un incontro al Genio civile, che avremmo snellito il più possibile le procedure burocratiche per arrivare alla fatturazione e quindi al pagamento, per un totale di 330mila euro. Quindi non credo sia questo il problema finanziario legato a Clc”. I cantieri di Montenero, assicurano dal Comune, ripartiranno a metà maggio. Altra partita, poi, quella dei rimborsi attesi dagli alluvionati: “Siamo fermi da settembre, non abbiamo altre entrate e c’è tutto il locale da rifare – spiega Bardi – ci siamo trovati ad affrontare spese enormi. Un aiutino ci vorrebbe anche per cercare di ripartire”. “Stiamo seguendo serratamente la grande battaglia per l’ottenimento dei rimborsi a livello nazionale – afferma Sorgente – sia per le famiglie che per le imprese”.