I carabinieri accusati di aver stuprato due studentesse statunitensi sono stati destituiti. Niente più divisa per Marco Camuffo e Pietro Costa, così ha deciso l’Arma al termine dell’indagine disciplinare avviata dopo la denuncia delle due giovani, che raccontano di essere state violentate nella notte fra il 5 e il 6 settembre a Firenze. I due, nell’inchiesta penale in corso, sono in attesa della decisione sul loro rinvio a giudizio. L’udienza è fissata per il 30 maggio.

La destituzione dal servizio arriva in base alla valutazione sul comportamento tenuto dai due carabinieri quando furono chiamati per una rissa nella discoteca Flo. Al termine dell’operazione, secondo quanto ricostruito durante l’inchiesta, Camuffo e Costa si sono trattenuti nel locale per “agganciare” le giovani e poi le hanno accompagnate a casa usando l’auto di servizio, cosa possibile solo in casi eccezionali, che poi è stata parcheggiata sotto l’abitazione delle studentesse, dove sarebbe stata consumata la violenza.

Nelle scorse settimane, alla chiusura delle indagini condotte dalla pm Ornella Galeoffi, era emerso che Camuffo aveva definito “una galanteria” l’aver riaccompagnato a casa le due: “Avrei dovuto avvisare il comandante, ma non l’ho fatto. Ma si è sempre fatto così – ha spiegato ai magistrati – perché magari per motivi di sicurezza le aggrediscono nel portone. Così ci siamo consultati, perché eravamo titubanti”. Eppure, secondo l’inchiesta, alla fine furono proprio loro due ad approfittare delle ragazze, abusando della loro condizione di ubriachezza, una volta arrivati in Borgo Santissimi Apostoli. Entrati nell’androne, aggiunse il carabiniere durante l’interroagtorio “capii che si era realizzata un’occasione di sesso e così ci siamo comportati da maschietti.

“Non sono degli stupratori, sarà dimostrata la loro innocenza nel processo penale che verrà fatto e chiederemo così la loro riammissione nell’Arma”, ribatte il legale di Costa, Giorgio Carta, che preannuncia ricorso al Tar per l’annullamento del provvedimento deciso dai vertici dell’Arma.

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