Innanzitutto le televisioni, ma non solo. Gli interessi economico-finanziari di Silvio Berlusconi e della sua famiglia sono molteplici e, da sempre, molto ben presidiati. Se appare scontato che una modifica della legge Gasparri, i cui tetti pubblicitari vennero costruiti su misura proprio per favorire Mediaset, avrebbe un impatto diretto e immediato sul gruppo, non bisogna credere che rivestano minore importanza partite quali il rinnovo del consiglio Agcom (l’Autorità di garanzia delle comunicazioni) in scadenza il prossimo anno o la questione della perdita dei requisiti di onorabilità dell’ex Cavaliere che, come effetto collaterale, ha aperto un contenzioso con Bce e Banca d’Italia sulla partecipazione del 29,9% in Banca Mediolanum (le autorità di vigilanza hanno imposto la vendita del 20%), contenzioso che per effetto della piena riabilitazione dovrebbe però ora chiudersi senza conseguenze.

E se il Milan è stato ormai ceduto ai cinesi finanziati dal fondo Elliott, quello stesso fondo che è recentemente entrato a gamba tesa nella partita Telecom mettendo in minoranza il finanziere bretone Vincent Bolloré, la questione dei diritti del calcio continua ad avere un ruolo nell’ambito delle strategie televisive. Ancor più strategica, poi, è la partita delle “torri”, con la controllata Ei Towers che scalpita per conquistare la concorrente RaiWay e divenire monopolista di fatto in un’infrastruttura strategica anche in vista del 5G. La questione Telecom, poi, non è seconda a nessuna sia per l’effetto leva sul business che può generare la convergenza tra tv e telecomunicazioni, sia per le difficoltà (gradite) che sta creando all’ex amico (e ora avversario) Bolloré e al suo tentativo (stoppato) di scalata a Mediaset. Un ruolo non secondario nel mettere in minoranza il finanziare bretone lo ha giocato Cassa depositi e prestiti, i cui vertici sono in scadenza, come del resto quelli della Rai, che nell’ottica di Berlusconi è bene che continui a fare la bella addormentata nel bosco onde evitare aggressive battaglie sul fronte della raccolta pubblicitaria e degli ascolti. Come si vede la carne al fuoco è tanta e per ottenere una “benevola neutralità” o anche solo una semplice “astensione” il nascituro governo dovrà fare bene i conti con questa lista e con molto altro ancora. Vediamo alcuni dei punti più importanti.

La partita Agcom – L’attuale consiglio dell’Autorità delle comunicazioni è una sorta di rievocazione in miniatura del patto del Nazareno che vede in prima linea il fedelissimo Antonio Martusciello. La data di scadenza del consiglio, il 2019, pare ancora lontano, ma Berlusconi non può certo rischiare un ribaltamento degli equilibri in un’istituzione chiave per il futuro suo gruppo, che in questi anni si è sempre avvantaggiato degli interventi tempestivi e puntuali dell’Authority. E’ successo nel braccio di ferro tra Mediaset e il socio Vivendi (Bolloré), quando lo scorso anno l’Agcom ha stabilito che i francesi esercitavano un’influenza dominante su Telecom e che dunque, in base alla legge Gasparri, non potevano detenere il 29,9% di Mediaset. Un bell’aiutino nel bel mezzo di tentativo di scalata francese, con tanto d’obbligo di vendere entro un anno. Nel passato più recente l’Authority ha benedetto senza battere ciglio le nozze editoriali tra Mondadori e Rizzoli, nonostante la nascita del quasi-monopolioMondazzoli” nel settore dei libri e per quanto riguarda il futuro occorre ricordare che è anche competente nel definire i limiti dell’affollamento pubblicitario Rai, questione che è finita di recente nel mirino Mediaset che punta a sottrarre alla tv pubblica alcune decine di milioni di raccolta.

Il risiko delle torri – Il tentato blitz del 2015, con il lancio di un‘Opa da parte di Ei Towers (gruppo Mediaset) sul 100% di RaiWay è fallito a causa dell’obbligo di legge che il 51% di RaiWay resti in mano pubblica. Ora però si ritorna a parlarne: Ei Towers è sempre interessata all’acquisto a patto di avere la maggioranza. L’interesse è giustificato non solo e non tanto dai numeri del business attuale, quanto piuttosto dagli sviluppi futuri: la società di Berlusconi si ritroverebbe ad avere 5.600 torri di trasmissione posizionate nelle posizioni migliori e più strategiche della Penisola aprendogli le porte della telefonia mobile e di Internet ad alta velocità. Non solo: ora che si parla anche di scorporo della rete Telecom, il risiko si fa ancora più interessante e complesso tanto più se si considera l’altro player in campo, Open Fiber, controllato da Enel e Cassa depositi e prestiti. Che orientamento avrà il nuovo governo sulla questione reti? E’ ipotizzabile che si arrivi a una convergenza tra torri, Open Fiber e rete Telecom? Difficile dare ora delle risposte, ma occorre tener presente che nel 2015 Ei Towers era disposta a pagare fino a 1,2 miliardi per il 100% di RaiWay, e che il nascituro governo potrebbe essere sensibile a quest’argomento dovendo necessariamente andare a caccia di coperture per finanziare i provvedimenti promessi in campagna elettorale.

Gli aiuti all’editoria – Da sempre visti come il fumo negli occhi dal Movimento 5 Stelle, i sussidi statali al settore (dai finanziamenti pubblici ai giornali al contributo postale sulle spese di spedizione di riviste e libri) rappresentano una voce non piccola del conto economico di molte case editrici ed è difficile immaginare che un taglio risulterebbe gradito alla famiglia Berlusconi che controlla il quotidiano Il Giornale e la Mondadori di Segrate. Per contro, sarebbe molto apprezzata la stabilizzazione del bonus fiscale per gli inserzionisti pubblicitari varata dal governo Gentiloni a novembre dello scorso anno.

Il mercato pubblicitario e i vertici Rai – Come abbiamo visto, il “risiko delle torri” è una delle partite strategiche che coinvolgono il gruppo Mediaset e ai fini di garantire un esito positivo è necessario il supporto del governo nello spingere lo sviluppo della fibra e del 5G. Ma quest’evoluzione dell’infrastruttura di rete se da un lato presenta grandi opportunità di business per la produzione di contenuti, dall’altro apre sempre più il mercato italiano alla concorrenza e rischia anche di portare sempre più acqua al mulino dei colossi del web che si stanno accaparrando fette crescenti del mercato pubblicitario. Ecco quindi che diventa cruciale per Berlusconi la revisione dei tetti pubblicitari in capo alla Rai, cui vorrebbe sottrarre una parte della raccolta, e anche quella del rinnovo dei vertici dell’azienda per garantirsi che non venga fatta una concorrenza effettiva alle sue reti né sul piano della raccolta pubblicitaria, né su quello degli ascolti.