Ci sono gli slogan che circolano in Rete da settimane e pure il rischio che, attorno agli anarchici e alle frange più dure dei movimenti ambientalisti locali, si saldi l’interesse di gruppi francesi, tedeschi e svizzeri. È allerta per il corteo contro l’Eni che sabato partirà dal piazzale della stazione centrale di Milano alle 15.

Da settimane gli agenti della Digos monitorano la situazione per cercare di prevenire violenze e devastazioni durante la manifestazione, che è stata uno dei punti all’ordine del giorno nella riunione dello scorso 27 aprile del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, presieduto dal prefetto Luciana Lamorgese.

Del resto, l’ultima volta in cui la città fu il teatro di un grande corteo, quello in occasione dell’inaugurazione di Expo, a Milano arrivarono black bloc da tutta Europa. (foto in alto) Anche in questo caso, come all’epoca, ci sono state diverse assemblee da Torino a Trento per preparare il terreno al concentramento contro Eni. Il timore è che lo slogan “contro Eni, le sue devastazioni e le sue guerre” possa saldarsi l’interesse degli anarchici italiani ed europei con i gruppi No Tav e No Tap, attivi in Piemonte contro l’Alta velocità Torino-Lione e nel Salento contro la costruzione del gasdotto che collegherà Azerbaijan e Italia approdando sulle spiagge di Melendugno.

“Attachiamo i padroni (prima gli italiani)”, è uno degli altri motti – assieme  a quello contro “i campi di concentramento in Libia” – lanciati per convogliare la protesta al via dalla stazione centrale. Da lì, il corteo percorrerà le strade attorno al quartiere Isola per concludersi in via Imbonati dopo essere passato per via Pola, piazzale Lagosta, piazzale Segrino, via Alserio e via Carlo Farini.