La costruzione della metro C nella Capitale proseguirà fino a farla attraversare tutta la città, con capolinea a Clodio o Farnesina (zona Stadio Olimpico) e una fermata intermedia nel cuore della Roma antica – forse a Torre Argentina – come prevedeva il progetto originario partorito dalla giunta Rutelli negli anni ‘90. “Questa opera continuerà. Andrà avanti, non si ferma. Annunciamo una svolta”, ha affermato la sindaca Virginia Raggi a Palazzo Senatorio. Un’infrastruttura da completare con un contratto ex-novo e “presupposti diversi” rispetto a quelli che hanno portato l’opera – in cantiere dai primi anni 2000 – a raccogliere 7 anni di ritardi sulla tabella di marcia, 45 varianti e almeno 700 milioni di euro di extracosti (è costata 2,9 miliardi contro i 2,2 iniziali) con un altro mezzo miliardo di contenziosi fra il Comune e i costruttori.

Il termine “svolta” viene utilizzato non a caso. L’amministrazione a cinque stelle in Campidoglio ufficializza, per la prima volta in maniera compatta, il proprio cambio di visione rispetto alle grandi opere e, in particolare, a quella che negli ultimi 10 anni è stata il simbolo dell’inconcludenza e dello spreco capitale. Lo fa approfittando dell’annuncio dell’apertura, fissata per il 12 maggio, della stazione-museo di San Giovanni, che collegherà finalmente l’attuale troncone Lodi-Pantano alla linea A. Una notizia, quest’ultima, attesa ormai dal 1 aprile 2017, quando al primo open-day Virginia Raggi pronunciò quel “vedremo” eloquente circa la linea che gli ormai ex-grillini romani si portavano in eredità dagli anni passati nei comitati di quartiere cittadini e dall’opposizione. “Ora siamo forza di governo – spiega il consigliere pentastellato Pietro Calabrese – siamo cresciuti e vogliamo dimostrare di poter fare le cose fatte bene, facendo rispettare i contratti”.

IL PROJECT REVIEW E IL NUOVO CONTRATTO – La netta metamorfosi dal movimento “no metro” di inizio decennio alla posizione odierna punta a concretizzarsi, come detto, con un nuovo contratto e – a quanto accennato in conferenza stampa dall’assessore Linda Meleo – con l’uscita dai vincoli della cosiddetta Legge Obiettivo 443/2001, su cui è stata basata tutta la realizzazione dell’infrastruttura. “L’opera è inserita nel Def – ha spiegato Meleo – Roma Metropolitane ci ha fornito uno studio preliminare di project review”. Ad oggi il Cipe ha finanziato l’opera fino a Colosseo, tragitto per quale sono in corso i lavori di realizzazione. Da lì in poi, la revisione del progetto “sul quale si è iniziato a lavorare insieme al ministero Infrastrutture e Trasporti“, dovrebbe dare vita di fatto a una nuova opera, con un nuovo contratto basato stavolta sulla legge 50/2016, il nuovo Codice degli Appalti, evidenza che potrebbe cambiare anche il quadro dei soggetti costruttori.

L’evoluzione normativa decisiva fra il 2001 e il 2016 rispetto all’opera è contenuta all’articolo 1 comma 3 che spiega come sia “vietata, negli appalti pubblici di lavori aggiudicati con la formula del contraente generale, l’attribuzione dei compiti di responsabile o direttore dei lavori allo stesso contraente generale o soggetto collegato”. Tradotto: la possibilità di avere una sorveglianza più stringente rispetto al passato. Passaggio fondamentale sul quale sono basate le tante inchieste contabili, civili e penali aperte fin qui. L’attività di revisione del progetto durerà “circa 24 mesi” per un costo stimato di 2 milioni di euro, compresa una “attività preliminare di indagine archeologica che interesseranno i luoghi dove saranno costruite stazioni e gallerie”. A quel punto, in base al codice degli appalti, dovrebbe essere varato un nuovo bando europeo che potrebbe confermare o sostituire gli attuali soggetti costruttori, il consorzio Metro C scpa formato da Vianini Caltagirone, Astaldi, Ansaldo, Ccc e Cmb. E chi paga? Ancora in gran parte lo Stato, come accade oggi (70% governo, 18% Comune, 12% Regione) ma anche questo sarà oggetto di discussione quando si insedierà il nuovo esecutivo.

COME CAMBIA (E FORSE CAMBIERA’) IL TRASPORTO A ROMA – Il fatto che la capitale d’Italia – la città più estesa d’Europa – fosse servita da due sole linee della metropolitana è da sempre motivo di grande imbarazzo per i cittadini romani. Gli scandali e le inchieste sulla linea C hanno peggiorato la situazione. La metro verde, aperta nel 2013 dall’amministrazione Marino, in questi anni ha sopperito solo parzialmente, collegando l’estrema periferia a un quartiere, l’Appio-Tuscolano, ancora lontano dal cuore cittadino. Già sabato prossimo molte cose cambieranno. La linea A tocca alcuni dei punti principali del centro storico (Esquilino, piazza di Spagna, piazza del Popolo, San Pietro) e la nuova “rete” consentirà anche di utilizzare la linea B attraverso il nodo di Termini. “La frequenza iniziale sarà di 12 minuti, ma contiamo di portarla a 9 minuti entro un paio d’anni, fino a farla scendere definitivamente quando sarà realizzato il tronchino di manovra di via Sannio”, è stato ribadito. Il progetto, confermato dal presidente della commissione Mobilità Enrico Stefano, è quello di portare la linea C da Colosseo (dove nel 2022 incrocerà la linea B) a San Pietro (nuovo nodo con la A) attraverso Piazza Venezia e Torre Argentina, nella cosiddetta “ansa barocca” oggi servita solo da bus affollati. E sui tempi? “Aspettiamo il progetto, ma di certo non vogliamo metterci altri 30 anni”, ha chiosato Stefano.