“Mi sono rotto il cazzo di Maria Elisabetta Alberti Casellati, di Giacinto Della Cananea, di Luca Cordero di Montezemolo. Prima di tagliare i vitalizi bisognerebbe tagliare i cognomi”. Il concerto del Primo Maggio a Roma si apre con Lo Stato Sociale che cita anche la presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati.

Reinterpretando una delle loro hit, la band bolognese ha recitato diverse strofe riviste citando la seconda carica dello Stato, Luca Cordero di Montezemolo e l’uomo scelto da Luigi Di Maio per scrivere la bozza di contratto di governo: tutti accomunati da nomi piuttosto lunghi. Diversi anche gli spunti di attualità inseriti nel testo, dal lavoro all’esecutivo passando per l’odio verso gli immigrati “in un Paese dove tutti mangiano il sushi e dopo le dieci di sera c’è il kebab”.

“Mi sono rotto il c… della spesa militare, del vuoto elettorale, che è colpa degli immigrati, della formazione del nuovo governo, lo faccio con te, no con te, senza Renzi, con CasaPound ma giuro senza il duce. Mi sono rotto il c… della pubblica amministrazione. Che c… faccio da qui fino alla pensione, mi sono rotto il c… di te, giuro che se ti incontro finisce male”. Queste alcune delle invettive lanciate dal palco dal cantante Lodo Guenzi, che è anche il presentatore del Concertone assieme ad Ambra Angiolini. Nel 2015, Guenzi venne censurato per lo stesso brano.

Il gruppo, secondo a Sanremo con Una vita in vacanza, ha anche scritto un lungo post su Instagram per spiegare il proprio impegno nella giornata dedicata al lavoro e augurare buon Primo maggio a tutti i lavoratori: “Il giorno della festa del lavoro i lavoratori non lavorano. È sempre meno chiaro che cosa sia il lavoro. Quelli che lavorano per un app lavorano? Quelli che lavorano gratis lavorano? Quelli che salgono sui palchi a suonare lavorano?”, si interrogano. “C’era una volta lo stato sociale, che serviva a tutelare tutti, ma soprattutto quelli che lavorano – si legge nel post con un chiaro riferimento alla condizione dei rider – Ora no, ora puoi consegnare trenta pizze in un giorno senza che nessuno ti paghi un contributo, le ferie, la tredicesima. Se ti fai male cazzi tuoi, l’algoritmo non ti cerca più e tanti saluti“.

Poi l’invito: “Oggi vorremmo solo dire: stiamo andando in questa direzione. Con una bici con sopra un logo pedalando velocissimo da nessuna parte a consegnare pizze per una festa a cui non siamo invitati. Noi ci chiamiamo Lo Stato Sociale e saliamo sui palchi, a fare un lavoro bellissimo, per raccontare che forse possiamo frenare, fermarci e stare vicini un attimo per capire dove stiamo andando. Perché da sempre i lavoratori stanno bene solo quando stanno vicini”.