Il caso di Niccolò che vede come genitori eletti – sotto il profilo amministrativo nel comune di Torino (con una sindaca fiera ed esultante) – due donne, di fatto due mamme merita grande attenzione, poiché l’evento storico sarà presto seguito da altre amministrazioni comunali.

Nel nostro ordinamento non esiste una norma che consenta o non consenta in modo esplicito l’identificazione dei genitori in virtù dell’identità sessuale. Ma dalla notte dei tempi il diritto naturale ha consentito di identificare (attraverso poi l’applicazione del diritto positivo) i genitori in un padre e una madre, in un uomo e in una donna, poiché la natura umana ha consentito la riproduzione e la procreazione attraverso l’unione tra un essere maschile e un essere femminile. La natura umana non riporta casi di partenogenesi.

Contestualmente la prevalente lettura scientifica ci ha spiegato in questi decenni quanto sia fondamentale lo sviluppo emotivo e psicologico di una persona ove nella sua evoluzione siano presenti un padre e una madre, in modo complementare. Un equilibrio che certamente non si raggiunge in molti casi, ove i genitori non siano in grado di gestire la vita familiare in modo armonioso, equilibrato, amorevole, durevole.

Su tale versante s’impone il primo argomento adoperato dalla comunità Lgbt o comunque da chi sostenga la tesi del combinato disposto genitorialità elettiva (e dunque contrapposta a quella genetica): non servono due genitori uomo/donna ma solo genitori (anche uno solo eventualmente) che amino e sappiano crescere con serenità i figli. È indubbio che armonia e amore siano fondamentali in tale percorso, non lo si nega. Meglio due chiocce (anche una) premurose piuttosto che un gallo e una gallina che si becchino di continuo. Chi potrebbe contrapporre una tesi così di buon senso? Lo spazio alla genitorialità elettiva proviene oramai anche dalla Cassazione e dalla Corte costituzionale.

Ma può bastare tutto ciò a colmare le indicazioni date dal Creatore? Può lo sviluppo di una persona essere sostituita nel suo percorso dall’identificazione con due genitori (o anche uno solo) che abbiano la stessa identità (o orientamento) sessuale? Soprattutto quando poi si pongano al centro non le sue esigenze ma ci si intenda occupare più dei propri desideri. Una famiglia non è una scatola di lego che consente qualunque costruzione. Sono molto perplesso.

La seconda argomentazione adoperata a sostegno della genitorialità elettiva è che nel campo della persona debba dominare la libertà in assoluto, sicché è progressista e modernista chi la sposi e diviene oscurantista o cattolico fondamentalista chi la osteggi. I primi sono buoni e intelligenti, i secondi cattivi e ottusi.

Chi scrive viene da una cultura di sinistra (quando ancora esisteva), non è affatto un cattolico fondamentalista (anzi) ed è esponente della dottrina esistenzialista (prof. Paolo Cendon) che sin dalle origini pone al centro la persona con tutte le sue colorazioni. Eppure i primi (i progressisti) non mi convincono. Può infatti la libertà dominare in assoluto la regolamentazione della persona umana, sino all’autodeterminazione o occorre invece che si pongano dei limiti nell’interesse della stessa preservazione della persona appunto nei suoi tratti combinati disposti umani?

È un tema non solo di bioetica ma che investe molte altre scienze e occorre subito occuparsene prima che lo tsunami travolga ogni argomentazione o pensiero che strida con il presunto politically correct, imposto dai mass media e dall’alto da chi governa i cambiamenti nella società (e sempre per motivi gretti, economici).

Libertà, infatti, vorrebbe significare piena libertà. Sempre. Significa dunque anche consentire che: vengano eletti come genitori più genitori (ad es. più uomini o più donne, anche contestualmente, o transgender); si consenta la poligamia; si consentano i patti prematrimoniali (mentre a oggi sono osteggiati); l’aborto non abbia confini; la paternità non venga sempre imposta a prescindere; si possa fare mercimonio di ovuli, seme e figli; si consentano rapporti anche pedofili o unioni di altro genere (anche tra non umani e umani); si consenta il suicidio; si agevoli l’eutanasia; si dia spazio alla fecondazione eterologa etc. Libertà significa non intromettersi nel campo della persona.

Può apparire una forzatura tale digressione ma non lo è affatto. Se si pretende la libertà nel campo della persona la si deve accettare in ogni campo. O ci si vuole arrogare – in modo illiberale, in modo strabico – il diritto di stabilire cosa sia libero e cosa non lo sia?