Dieci punti di convergenza tra il programma del M5s e quelli di Pd e Lega da cui partire per stipulare un contratto di governo alla tedesca. Lasciando quindi fuori tutte quelle che vengono definite “divergenze”, come la lotta alla corruzione o il conflitto di interessi. Differenze di visione che, per stessa ammissione dell’autore incaricato dai grillini, il professor Giacinto Della Cananea, “sono tali da rendere ardua la formazione di un governo coeso”. Nel giorno della sconfitta M5s alle Regionali del Molise e in attesa di capire che tipo di incarico riceverà Roberto Fico dal Colle, Luigi Di Maio ha annunciato la pubblicazione della “prima stesura del contratto di governo” (qui il testo integrale). Ovvero la prima tappa per un eventuale dialogo con le altre forze politiche interpellate, che però fino ad ora stenta a decollare. “M5s non perderà la sua identità in un governo di coalizione”, scrive Di Maio sul Blog delle Stelle. Ma scorrendo la bozza risulta chiaro che i punti su cui intende lavorare sono quelli che potrebbero mettere d’accordo le varie forze politiche, lasciando fuori quelli che invece hanno più caratterizzato le battaglie grilline. Non c’è ad esempio tutto il capitolo che riguarda la giustizia, ma nemmeno “il superamento della legge Fornero o della Buona scuola”. Per quanto riguarda l’aspetto operativo, il contratto parte dal presupposto che, nonostante le diverse opinioni sul tema, i trattati internazionali stipulati non saranno messi in discussione (quindi non si toccano i capitoli Nato ed Europa). Come richiesto dal Quirinale fin dall’inizio delle trattative. Nella pratica si prevedono inoltre alcune fasi di elaborazione: gruppi di lavoro per ogni punto stipulato con il partito “contraente” e una verifica di metà legislatura per vedere se le forze stanno rispettando gli accordi.

Le divergenze – Rimangono fuori: lotta a corruzione, mafie e conflitti d’interesse. Ma anche superamento Fornero e Buona scuola
Come riconosciuto nello stesso documento, sono tanti i punti di non contatto tra i tre partiti. Tanto che tutti gli aspetti “controversi” sono stati messi da parte. “Le divergenze”, scrive Della Cananea, “che si sono manifestate ben prima dell’ultima campagna elettorale, riguardano temi e problemi tra quelli più rilevanti per l’azione dello Stato, all’interno e all’esterno, e sono quindi tali da rendere ardua la formazione di un governo coeso“. Una valutazione molto critica sulle effettive possibilità di accordo tra i partiti che lascia molte perplessità.

La prima divergenza che emerge è quella che riguarda la “lotta a corruzione, mafie e conflitti d’interesse”. Ovvero uno dei 20 punti del programma elettorale M5s e anche uno dei cavalli di battaglia dei 5 stelle nella scorsa legislatura. Tra i propositi, si leggeva nel documento presentato nel corso della campagna elettorale: modifica 416 ter sul voto di scambio politico mafioso; riforma della prescrizione; daspo per i corrotti; agenti sotto copertura; intercettazioni informatiche per reati di corruzione”. Un piano di riforma della giustizia rilanciato solo pochi giorni fa dal magistrato Nino Di Matteo, ospite dell’evento Sum#02, organizzato da Davide Casaleggio a Ivrea e che era stato accolto da Di Maio e i suoi fedelissimi con una standing ovation. Tutta questa parte, non presente negli altri programmi elettorali, non è quindi inserita nella prima stesura del contratto. Manca anche il riferimento a una legge sul conflitto di interessi: già nel programma in 20 punti il riferimento era minimo, nonostante fosse stata una delle battaglie in Parlamento, ora non viene nemmeno citato. L’assenza sorprende visto che, solo il 3 aprile scorso, Di Maio parlando pubblicamente aveva dichiarato: “A Pd e Lega proporremo un piano di governo alla tedesca. Nei punti anche reddito di cittadinanza, conflitto di interessi e legge anticorruzione”. Nell’elenco dei punti di intesa con i democratici e il Carroccio, non ci sono anche altri due temi molto sentiti dal mondo 5 stelle: il superamento della legge Fornero o della riforma renziana della Buona scuola. 

Nelle premesse della bozza del contratto di oggi si legge: “In alcuni casi sussistono significative convergenze per quanto riguarda sia i fini sia i mezzi. In altri casi le divergenze sono molto accentuate, se non radicali per quanto concerne i fini (per esempio nel modo di concepire il sistema pensionistico) o i mezzi (per esempio gli strumenti per contrastare la povertà e l’organizzazione della giustizia penale)”. Quindi nello specifico: “Le pene da comminare a quanti commettano reati particolarmente odiosi, come lo stupro; la possibilità di utilizzare misure alternative alla detenzione; i principi cui deve ispirarsi l’organizzazione pubblica (alcuni sono favorevoli alla separazione delle carriere dei giudici da quelle dei pubblici ministeri, altri sono nettamente contrari”. Si fa riferimento anche alle divergenze “in materia vaccinale”. Ma si passa subito a quelle “ben più rilevanti concernenti “l’Unione economica e monetaria e le pensioni“. Ma, anche se ci sono forze (vedi la Lega) critiche sulla moneta comune, la bozza di contratto parte da una premessa: “La cura dell’interesse nazionale può efficacemente svolgersi solo all’interno dei trattati stipulati con i Paesi che partecipano all’integrazione più stretta in Europa”. Quindi: “Saranno mantenuti gli impegni già assunti in sede europea”, o “le parti intendono assicurare la continuità della collocazione dell’Italia in Europa e nelle scenario internazionale”.

Le convergenze: dalle misure per giovani e famiglie, agli interventi contro la povertà fino a migliori infrastrutture e sicurezza
Gli studiosi, guidati dal professor Giacinto Della Cananea, hanno elaborato una bozza in dieci punti da cui dovrebbero partire i partiti per dialogare. Questi sono volutamente generici, perché nello specifico poi saranno le forze politiche a doversi esprimere. Punto numero uno: “Costruire un futuro per i giovani e le famiglie” che si traduce concretamente in politiche di sostegno alle famiglie, ampliamento dei servizi per la prima infanzia e di quelli per la cura delle persone a carico. Il secondo punto resta nelle vicinanze e mira alla lotta a povertà e disoccupazione: non si cita il reddito di cittadinanza ma un più generico “potenziamento degli attuali sistemi di sostegno al reddito”. Terza priorità punta a “ridurre gli squilibri territoriali“, che si concretizza nella necessità di garantire sicurezza e legalità, migliorare le infrastrutture e promuovere il sostegno pubblico alle opere di interesse collettivo.

Seguono i temi della sicurezza e giustizia: “Deve essere potenziata all’interno e al’esterno del Paese”, nel primo caso allargando gli organici e puntando sugli “strumenti di azione”. Che significa: ampliamento dell’organico, migliore coordinamento tra le forze, intensificazione e coordinazione di intelligence, miglioramento del processo civile e interventi sulla giustizia amministrativa. Al quinto punto si parla di sanità, con la missione di rilanciare il Servizio sanitario nazionale. Soprattutto con maggiori finanziamenti e una gestione trasparente delle risorse. Un occhio poi, sesto punto, al mondo delle imprese, definite “preziosa risorsa per l’Italia”, che vanno tutelate e promosse ad esempio attraverso la digitalizzazione, l’abolizione delle imposte sui negozi sfitti, interventi specifici per le banche ma guardando anche al mondo dell’agricoltura. Al settimo punto, invece si chiede “un nuovo rapporto tra cittadini e fisco”. Non a caso l’obiettivo è “ripensare l’impostazione complessiva dell’amministrazione fiscale e delle liti che la riguardano”, puntando il dito contro la mancanza di cura nei riscontri e nei calcoli, i ritardi nel dare risposte e informazioni. L’ottavo punto guarda agli investimenti nelle infrastrutture, utile alla disoccupazione da un lato e all’aumento della produttività e competitività dall’altro. Per farlo il comitato suggerisce l’idea di “un’unica cabina responsabile per il digitale”. Altra sfida è quella ambientale, nono punto, in ottica di sviluppo sostenibile (l’espressione è evidenziata in grassetto) lanciando green economy, contrasto ai cambiamenti climatici, processo di decarbonizzazione. Passaggio velocissimo sui rifiuti: si chiede “una politica più avanzata e mirata”. L’ultimo punto (intitolato tagli agli sprechi) è la summa degli altri, visto che si puntualizza: “Gli obiettivi, le azioni e le misure non potranno essere realizzati senza un complessivo miglioramento dell’organizzazione e del funzionamento delle pubbliche amministrazioni”. Si chiedono quindi taglio degli enti inutili, dirigenti imparziali, razionalizzazione della spesa pubblica. Contro la corruzione, la soluzione proposta è semplificare i procedimenti amministrativi perché, si legge nella bozza di contratto, “è nell’incertezza sulle regole da seguire e sui tempi per attuarle che si crea l’ambiente malsano in cui alligna la corruzione”.

Di Maio: “Primo schema d’accordo. Intesa su 10 punti da portare avanti con disciplina, lealtà e onore”
In generale, la bozza non ha suscitato reazioni per il momento dalle altre forze politiche che, molto probabilmente, aspettano prima di vedere come si muoverà Roberto Fico nel suo mandato esplorativo. Di Maio ha scelto di pubblicare il programma con le convergenze, difendendone l’intento: “Il professore ha lavorato senza sosta per dieci giorni e ha redatto un primo schema di accordo, che andrà approfondito insieme alla forza politica che accetterà di sedersi al tavolo con noi”. Per il capo politico M5s, malgrado le apparenze, non si tratta di un compromesso: “Come emerge anche dal documento, il Movimento 5 stelle non ha nessuna intenzione di perdere la sua identità politica in un governo di coalizione classico, anche perché la distanza dalla Lega e dal Partito democratico su molti temi decisivi e sui mezzi per realizzarli rimane netta”.

Di Maio, nel post sul Blog delle Stelle per presentare la bozza, continua: “Per garantire un governo forte e votato al cambiamento abbiamo quindi proposto un’intesa su 10 punti fondamentali per il Paese, da portare avanti unendo le forze, con disciplina, lealtà e onore”. Quindi presenta le salvaguardie previste per le parti: “Il contratto prevede naturalmente dei vincoli politici per impedire ad una delle parti contraenti di ignorare l’accordo mettendo a rischio la tenuta del governo. È previsto un comitato di conciliazione nominato dalle parti con lo scopo di ricomporre le eventuali divergenze e una verifica sull’avanzamento dei lavori a metà della legislatura appena iniziata, così da garantire ai cittadini piena trasparenza sull’azione di governo”.