Condanne da 7 a 10 anni per il traffico di droga tra l’Albania e il Gargano. Trova conferme anche davanti ai giudici, quello che gli investigatori raccontano da tempo: la nuova rotta degli stupefacenti provenienti dai Balcani punta verso le coste nord della Puglia. Il gup del Tribunale di Bari, Rosa Anna Depalo, ha condannato a pene comprese fra i 10 anni e 10 mesi e i 2 anni e 4 mesi di reclusione otto presunti componenti di una organizzazione criminale italo-albanese di trafficanti di droga fra il Paese delle Aquile e il Foggiano. Nel corso delle indagini, venne anche intercettato e sequestrato un natante con a bordo oltre mille chili di marijuana.

Il giudice, al termine di un processo celebrato con il rito abbreviato, ha ritenuto colpevoli i pregiudicati Gaetano De Vivo e Pasquale Maria, ritenuti tra i capi dell’organizzazione, rispettivamente alle pene di 10 anni e 10 mesi e 8 anni e 2 mesi di reclusione e i referenti albanesi del gruppo, Roland e Fabio Lame, padre e figlio, alle pene di 10 anni e di 7 anni e 4 mesi di reclusione.

Come aveva raccontato Ilfattoquotidiano.it negli scorsi mesi, i clan di Tirana, ritenuti tra i più pericolosi in questo momento nello scenario continentale, hanno scelto le spiagge rocciose del foggiano come porta d’ingresso per l’Europa. E proprio la supremazia negli accordi con gli albanesi, spiegavano gli investigatori, potrebbero essere al centro della guerra tra le famiglie foggiane che ha insanguinato le strade della provincia dauna nel 2017, lasciando 17 morti sull’asfalto. Proprio l’indagine che ha portato alla sentenza odierna aveva sfiorato una delle persone assassinate.

L’operazione era scattata a febbraio, quando la presunta organizzazione criminale venne fermata dalla squadra mobile di Foggia, coordinata dalla Dda di Bari. Gli inquirenti ottennero l’arresto di 13 persone, accusate di associazione per delinquere transnazionale finalizzata al traffico di droga. L’inchiesta rivelò, inoltre, che una nota spiaggia di Vieste, la Baia di San Felice, era utilizzata dal gruppo criminale per far sbarcare i natanti con i carichi di droga provenienti dall’Albania.

Il custode di quella spiaggia e altre quattro persone, fra le quali il pluripregiudicato Libero Frattaruolo, figura apicale del clan Libergolis ritenuto al vertice dell’organizzazione di narcotrafficanti, sono attualmente a processo con il rito ordinario.