Da una parte i 5 stelle la definiscono “una pietra tombale su Silvio Berlusconi“, dall’altra Forza Italia annuncia querela per il pm Nino Di Matteo. Intanto Silvio Berlusconi si difende e accusa: “Assurdo e ridicolo accostare il mio nome”. Le prime reazioni politiche alla storica sentenza sulla trattativa Stato-mafia sono arrivate dai grillini. Che, collegando i fatti di cronaca alle evoluzioni delle trattative per il governo, hanno dichiarato chiuso qualsiasi spiraglio di dialogo con Forza Italia e con il suo leader. Poi sono intervenuti gli azzurri che, in difesa del loro leader, se la sono presa con le parole del pm, accusato, secondo la loro versione, di “adombrare responsabilità del presidente Silvio Berlusconi“: “Ogni atto politico e di governo”, si legge in una nota del partito, “del presidente Berlusconi, di Forza Italia nel suo complesso, e di ogni suo singolo esponente è sempre andato nel senso di un contrasto fortissimo alla criminalità mafiosa”. Poi l’ex Cavaliere è intervenuto direttamente: “E’ assurdo e ridicolo”, ha detto, “il tentativo di accostare il mio nome alla trattativa stato mafia, non abbiamo mai ricevuto nessuna minaccia dalla mafia“. E ancora: “Si tratta di una sentenza del tutto sconnessa dalla realtà, tuttavia se fosse assunta per vero l’impianto accusatorio io sarei offeso dal reato in quanto premier dell’epoca e totalmente estraneo ai fatti. Io e il mio governo abbiamo sempre lavorato grazie all’azione delle forze dell’ordine e della magistratura per un forte contrasto di tutte le mafie”.

Chi ha parlato poi, ma dell’assoluzione di Nicola Mancino, è il presidente emerito Giorgio Napolitano. “L’assoluzione del senatore Mancino da grossolane accuse”, ha detto all’agenzia Ansa, “conferma quanto conclusivamente chiarito già dalla Corte costituzionale nel conflitto di attribuzione tra me e la procura di Palermo. Sono ben lieto che finalmente gli sia stata restituita personale serenità e solennemente riconosciuta la correttezza del suo operato”. Silenzio invece quasi totale dal fronte del Pd. L’unica a rilasciare una dichiarazione è stata la deputata Laura Garavini: “La sentenza”, ha detto, “stabilisce alcuni punti fermi, ma lascia anche ancora molti dubbi su tutto il periodo prima e dopo le stragi del 92-93”.

di Giuseppe Pipitone

M5s: “La sentenza cade come un macigno”. Di Maio: “Oggi muore la seconda Repubblica”
I 5 stelle hanno scelto di attaccare direttamente l’ex Cavaliere. “La sentenza cade come un macigno su un sistema di potere che tenta ancora di avvinghiare il Paese nei suoi tentacoli”, ha scritto su Twitter il deputato Riccardo Fraccaro. “Dell’Utri fece da tramite tra Cosa nostra e Berlusconi: politicamente è una pietra tombale sull’ex Cavaliere. Ora Salvini decida”. Poco prima era intervenuto il deputato Carlo Sibilia: “Dell’Utri è colui il quale trattava con Cosa Nostra durante il governo Berlusconi. C’è bisogno di altro per spiegare che Berlusconi è una persona che deve sparire dalla scena politica nazionale?”. Stesso tono anche per il Capo politico del Movimento Luigi Di Maio: “La trattativa Stato-mafia c’è stata”, ha scritto su Twitter. “Con le condanne di oggi muore definitivamente la Seconda Repubblica. Grazie ai magistrati di Palermo che hanno lavorato per la verità”. Il presidente M5s della Camera Roberto Fico l’ha definita “una giornata dal valore civile e morale straordinario”: “Perché quando lo Stato riapre le proprie ferite per provare a stabilire la verità, quando giunge a condannare sé stesso, allora riacquista la forza, la dignità e la fiducia dei cittadini. Fare luce sulle pagine buie della nostra storia, ci permette di sentirci Stato, ritrovarci e andare avanti come comunità”.

Poi la deputata Giulia Sarti, già in commissione Antimafia nella scorsa legislatura, ha scritto su Facebook: “Con il conforto di una sentenza emessa da giudici terzi e imparziali, oggi bisogna voltare pagina nella storia dell’Italia e abbandonare un passato fatto di accordi scellerati che hanno visto partecipi anche ambienti politici tuttora attivi nel tentativo di condizionare il clima istituzionale e nell’impedire il cambiamento rispetto a quel passato oscuro, forze che dal clima di contiguità fra apparati istituzionali e mafie hanno tratto la loro intera esistenza”. Dure le parole dell’ex deputato M5s e voce influente del Movimento Alessandro Di Battista, che nei giorni scorsi aveva definito l’ex Cavaliere “il male assoluto”: “Si dimostra una volta per tutte”, ha scritto su Facebook, “che pezzi delle Istituzioni sono scesi a patti con Cosa Nostra. Tra i soggetti contraenti del patto c’è Marcello Dell’Utri (e qualcuno ne chiedeva la scarcerazione) fondatore di Forza Italia e braccio destro di Berlusconi. Ora il Caimano sarà ancora più nervoso. Il suo sistema di potere gli sta franando sotto i piedi. Oggi, finalmente e definitivamente, finisce la Seconda Repubblica. I mie personali complimenti e tutta la mia gratitudine alla procura di Palermo”.

Forza Italia: “Querela per Nino Di Matteo”
All’attacco anche Forza Italia, anche se contro il pm Nino Di Matteo. “Forza Italia”, ha scritto il partito in una nota ufficiale, “respinge con sdegno ogni tentativo di accostare, contro la logica e l’evidenza, il nome di Berlusconi alla vicenda della trattativa stato-mafia. Il fatto che uno dei Pubblici Ministeri coinvolti nel processo – non a caso assiduo partecipante alle iniziative del Movimento 5 stelle – si permetta, nonostante questo, di commentare la sentenza adombrando responsabilità del Presidente Berlusconi è di una gravità senza precedenti e sarà oggetto dei necessari passi in ogni sede”. Poi continua la nota: “Sentenza che in attesa di leggere le motivazioni ci appare frutto di un evidente pregiudizio. Ogni atto politico e di governo del presidente Berlusconi, di Forza Italia nel suo complesso, e di ogni suo singolo esponente è sempre andato nel senso di un contrasto fortissimo alla criminalità mafiosa, sia sul piano dell’incremento delle pene, e dell’individuazione di nuovi strumenti giuridici per una più efficace azione antimafia, sia anche per quanto riguarda l’azione delle forze dell’ordine sotto i nostri governi noi confronti dei responsabili di reati di mafia. Il fatto che uno dei Pubblici Ministeri coinvolti nel processo – non a caso assiduo partecipante alle iniziative del Movimento Cinque Stelle – si permetta, nonostante questo, di commentare la sentenza adombrando responsabilità del Presidente Berlusconi è di una gravità senza precedenti e sarà oggetto dei necessari passi in ogni sede”.

Per Forza Italia è anche intervenuto Gianfranco Rotondi, già segretario di Rivoluzione Cristiana, che si è limitato a parlare dell’assoluzione dell’ex ministro Nicola Mancino: “Esprimo la soddisfazione mia e di Rivoluzione Cristiana per l’assoluzione di Nicola Mancino, a cui non abbiamo mai fatto mancare la solidarietà la vicinanza e la preghiera per la difficile prova a cui è stato ingiustamente sottoposto”. Vittorio Sgarbi invece, ora deputato, ha attaccato: “La condanna di Mori, Subranni, De Donno e Dell’Utri senza prove è un insulto allo stato di diritto. Il collegio giudicante ha accolto come prove i teoremi dell’accusa. Il processo ha celebrato il tentativo di ricostruire una storia che non c’è stata, in perfetta contraddizione con gli atti degli imputati. Sono certo che la corte d’appello rovescerà questa assurda sentenza che umilia chi ha combattuto la mafia e catturato Riina. I fatti non sono opinioni”.

Radicali: “Sentenza mostruosa che poggia sul nulla”
Critici sulla sentenza anche i Radicali. “Decisione assurda, illogica, che poggia su un nulla fatto di niente”. La corte, per i Radicali, ha accolto “la fantasiosa e fantastica ricostruzione della procura per quel che riguarda la stagione del 1992-93. L’imputato maggiore, l’ex ministro Mancino, esce di scena – ed è giusto che sia cosi, dal momento che lo si è assurdamente chiamato in causa (e si voleva con lui colpire il presidente emerito Giorgio Napolitano). Cade la ‘pista politica’, il riferimento politico; si accredita quella di settori deviati dello Stato colpevoli di connivenze con Cosa Nostra, dal momento che, evidentemente, non si ha avuto il coraggio di smontare, come si sarebbe dovuto, il fragilissimo e fantasioso castello accusatorio approntato dall’ex procuratore Antonio Ingroia e proseguito da altri suoi colleghi. Senza l’input politico, come si giustifica la evocata ‘trattativa’?”. “In buona sostanza – proseguono – che cosa si rimprovera al generale Mori e ai suoi collaboratori? Semplicemente di aver fatto il loro lavoro. Non di aver proposto e avviato una tregua con Cosa Nostra, ma di aver avviato contatti con Vito Ciancimino, per ottenere informazioni. Ma significa pur qualcosa che Mori e i suoi uomini Totò Riina l’hanno pur sempre arrestato, e dopo di lui sono stati catturati tutti gli altri grandi boss di mafia. Dunque di quale trattativa si parla, e con chi?”.