C’è chi negò di aver mai incontrato Salvatore Buzzi, chi affermò di non conoscere Massimo Carminati e chi “negò reiteratamente numerose circostanze” della sua vita politica e personale. Ne è convinta la procura di Roma che ha chiuso le indagini nei confronti di 18 persone chiamate a testimoniare nel corso del processo al Mondo di mezzo. L’inchiesta nasce su richiesta dei giudici del tribunale capitolino, che il 20 luglio hanno emesso condanne per oltre 250 anni: a novembre erano stati loro a chiedere ai magistrati di vagliare i verbali di udienza di diverse persone.

Rischiano di finire sotto processo l’ex viceministro degli Interni, Filippo Bubbico, l’ex braccio destro del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, Antonio Lucarelli e Micaela Campana, deputata e responsabile nazionale del Pd per il welfare. Verso l’archiviazione, invece,  il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti e Daniele Leodori, presidente del Consiglio regionale.

Nel capo di imputazione, in riferimento alla posizione di Bubbico, la procura scrive che nel corso della sua testimonianza al processo nel giugno 2016 ha affermato il falso in riferimento al fatto di “non aver conosciuto e di non aver incontrato Salvatore Buzzi, escludendo di averlo incontrato l’11 giugno 2014″, di “non sapere nulla in ordine alla gara per la gestione del Cara di Castelnuovo di Porto, di non essersi mai interessato alla vicenda relativa all’accoglienza di immigrati in detto Comune e di non aver mai parlato della questione con Micaela Campana” e infine di “non aver mai conosciuto o sentito telefonicamente Luca Odevaine“.

Quanto alla Campana, che durante la sua deposizione disse per 39 volte “non ricordo”, la procura di Roma le contesta di “aver negato reiteratamente numerose circostanze della sua vita politica e personale“. Tra queste, i magistrati evidenziano “la richiesta rivolta a Buzzi di curare il trasloco per il cognato Nicolò Corrado, le ragioni dell’incontro del 4 aprile 2014 con Buzzi presso la sua abitazione, i collegamenti diretti di Buzzi con Bubbico e l’interessamento di quest’ultimo alle vicende inerenti alla gara per la gestione del Cara di Castelnuovo di Porto”. Già nei giorni seguenti alla sua testimonianza, la procura di Roma aveva lasciato trapelare il giudizio sulle parole della Campana contraddistinte “da una serie di bugie e reticenze – dissero da piazzale Clodio – smentite dal contenuto degli atti processuali”.

Lucarelli, infine, per i magistrati romani ha detto il falso nell’aula bunker di Rebibbia quando ha affermato “di non conoscere Massimo Carminati, di non essere mai stato contattato dallo stesso nel periodo in cui ha svolto le mansioni di capo segreteria di Alemanno, di non aver subito da Carminati alcuna intimidazione e di aver avuto rapporti conflittuali con Buzzi che, poi, ridimensionava nella rilevanza”.