La riforma dell’ordinamento penitenziario non sia accantonata, ma venga finalmente approvata. Dopo il sasso lanciato dal presidente della Camera Roberto Fico, che martedì aveva sollecitato i partiti a riflettere sulla questione, ora a muoversi è il Consiglio superiore della magistratura: “Alla luce dell’invito alla riflessione del Presidente della Camera, penso che anche il Csm possa rispettosamente formulare un appello per l’approvazione di questa riforma”, ha detto il Consigliere Piergiorgio Morosini, da cui è partita la richiesta. “Rispettiamo le prerogative e l’autonomia delle Camere, ma credo che possiamo permetterci di rivolgere un invito rispettoso al Parlamento perché si esprima su una riforma così importante”, ha aggiunto il vice presidente del Csm Giovanni Legnini.

La riforma, fortemente voluta dal Ministro della Giustizia Andrea Orlando e approvata dal governo Gentiloni lo scorso 16 marzo, estenderà la possibilità di accedere alla misure alternative al carcere per i detenuti. Ma prima di diventare esecutivo, il testo del decreto deve essere esaminato dalle commissioni parlamentari per l’ultimo vaglio. E qui sta il nodo dello stallo: senza un governo e una maggioranza non si può formare la commissione Giustizia, che in condizioni politiche normali sarebbe quella designata per esprimere un parere in merito. L’alternativa, in questa fase post-elettorale, sarebbe quella di far esaminare il testo alla Commissione speciale, ma su questo su punto si gioca una battaglia politica, con Cinque Stelle, Forza Italia e Lega che hanno criticato la riforma e si sono detti contrari a portare il testo in Commissione speciale, mentre il Partito democratico e Liberi e Uguali sono favorevoli.

Il presidente della Camera Roberto Fico aveva chiesto alla Commissione speciale di fare una riflessione sulla riforma, proposta rispedita al mittente oggi dalla leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni: “Non facciamo nessuna riflessione ed il presidente Fico se ne faccia una ragione, il provvedimento sulle carceri non è materia della commissione speciale. Il Movimento Cinque Stelle si ritrova con il Pd che vuole che la certezza della pena vada distrutta”.

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