Mens sana, in corpore sano. Niente di pià vero a leggere un lavoro pubblicato sulla rivista Nature Neuroscience da esperti del Champalimaud Centre for the Unknown, a Lisbona. Secondo i ricercatori più veloce si corre, più scattante è il cervello. Inoltre, se si migliorano le prestazioni fisiche (nella corsa ad esempio), anche le capacità di apprendimento ne gioveranno di conseguenza.

La ricerca mostra che più velocemente corrono dei topolini, più rapidamente e meglio gli animali si dimostrano in ‘prove’ di apprendimento. “Il nostro risultato principale è che possiamo permettere ai topolini di apprendere meglio semplicemente facendoli correre di più”, – afferma Catarina Albergaria, che ha condotto il lavoro, sottolineando dunque l’esistenza di una relazione di causa ed effetto tra prestazioni fisiche e mentali. Gli esperti stavano studiando altro quando si sono accorti che topolini imparavano tanto meglio e tanto più rapidamente un compito motorio (chiudere gli occhi in risposta a un fascio di luce o stimoli di altra natura), quanto più velocemente gli sperimentatori li facevano correre su una specie di tapis roulant. Insomma la velocità esterna del tapis roulant influenza le performance di apprendimento degli animali. Con eleganti esperimenti gli esperti hanno anche capito a livello cerebrale quali sono le strutture precise che mediano questo rapporto tra corsa e apprendimento. Resta da capire se l’effetto della corsa si estende anche ad altre sfere dell’apprendimento (e non solo a compiti motori) e quindi a altre regioni del cervello e se questo effetto è visibile anche negli esseri umani.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Tess, il nuovo cacciatore di pianeti pronto a cercare pianeti potenzialmente abitabili

prev
Articolo Successivo

Germania, 13enne ritrova il tesoro di Harald ‘Dente Blu’: il re che ha dato il nome al Bluetooth

next