Il Coni non si accontenta, rilancia. A Giovanni Malagò non è bastato essere diventato il padrone dello sport italiano: in questi suoi primi cinque anni (e due mandati, con un terzo alle porte) ha portato il Comitato Olimpico alla pari delle più importanti istituzioni del Paese, tra grandi eventi organizzati (Ryder Cup, Mondiali di sci 2021, Mondiali di volley e Europei di calcio), sfumati (Roma 2024) e in cantiere (i Giochi invernali 2026). Ma ora vuole ancora di più, e lo ha messo per iscritto in un documento interno in cui invita ad alzare il tiro per “rafforzare ulteriormente il ruolo dell’Ente”. Un messaggio indirizzato formalmente ai suoi dipendenti, ma rivolto forse al prossimo governo, nella speranza che faccia cosa gradita al Coni eliminando l’ingombrante ministero dello Sport. Anche se i due partiti che hanno vinto le elezioni, Movimento 5 stelle e Lega, hanno idee diverse per lo sport italiano, e il Coni vorrebbero ridimensionarlo, invece che lasciargli campo libero.

Gli ambiziosi piani di Malagò sono messi nero su bianco in una lettera che il capo del Comitato ha scritto lo scorso mese (è datata al 12 marzo) al personale. E che ovviamente non poteva passare inosservata: c’è chi l’ha apprezzata, chi molto meno, altri ne hanno condiviso il contenuto ma non il metodo. Il messaggio è chiaro: ogni frase retorica ha un significato politico, dietro ad ogni allusione c’è un riferimento preciso. Quando il numero uno dello sport scrive che “raggiungere sempre più alti traguardi nello sport a livello nazionale e internazionale … è certamente un obiettivo condiviso che ha sempre connotato l’agire del Coni, ma che non può e non deve esaurirne il ruolo”, intende che per il suo Comitato immagina un ruolo sempre più forte. “Il numero di medaglie vinte non rappresenta l’unica chiave per valutare la crescita o la cultura sportiva del Paese”: ovvero, il Coni non può occuparsi solo della preparazione olimpica, deve pensare anche ad altro.

A cosa è presto detto. “La diffusione della pratica sportiva in ogni fascia d’età, con particolare riferimento allo sport giovanile”, significa prendere in mano lo sport a scuola: un’ambizione di cui Malagò non ha mai fatto mistero, e che ha già cominciato a mettere in atto con alcuni progetti tipo “Sport di classe” (dai risultati altalenanti, però). E ancora la “lotta all’esclusione, alle disuguaglianze, al razzismo” fanno venire in mente le campagna per lo ius soli, sportivo e non, condotte dal presidente a fianco dell’ultimo governo. “Già da qualche anno ci siamo strutturati affinché questo impegno si traduca in azioni concrete”, conclude la lettera. “Vi chiedo uno sforzo in tal senso. Un abbraccio a tutti voi, sportivo più che mai”. Firmato: Giovanni Malagò.

Il Coni di Malagò punta a diventare il vero ministero dello sport del nostro Paese. Il prossimo governo, però, potrebbe non essere d’accordo, qualsiasi esso sia. Movimento 5 stelle e Lega in tema di sport hanno idee molto simili: entrambi avevano inserito nel loro programma la riforma del Coni e la restituzione all’esecutivo di alcune competenze di cui l’Ente si è nel tempo appropriato; si parla addirittura di togliere i 400 milioni di euro e passa di contributo statale annuale, per distribuirlo direttamente alle Federazioni e ai progetti sul territorio, senza più passare dal Foro Italico. Malagò non a caso tifava per le larghe intese, ma nonostante il risultato delle urne continua a dirsi tranquillo : “Non mi preoccupa, non credo proprio che posso avvenire”. Forse anche per questo, però, oggi più che mai tiene a ribadire la sua centralità. E sotto traccia prende contatti con i vertici dei vari partiti per scongiurare il peggio: pare che gli uomini più fidati del suo staff siano in pressing (soprattutto su Forza Italia per un eventuale governo di centrodestra, ma non solo) per far sì che il prossimo presidente del Consiglio non indichi un nuovo ministro dello Sport dopo Lotti (con cui i rapporti erano ottimi, ma comunque delicati), affidando solo una delega a un sottosegretario. O che, se proprio un Ministero dovrà esserci, sia senza portafoglio, lo scenario che più preoccupa Malagò. Il vero ministro dello sport è lui, o almeno questa è la sua idea.

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