Dove c’è un ospedale c’è una tangente. E’ sempre così, è quasi ovunque così. Che sia sanità disastrosa (Calabria) o eccellente (Lombardia) il pizzo, il pegno, il dazio risultano oramai un obbligo ineliminabile, una consuetudine assoluta, una tappa suggerita ai frequentatori di questi luoghi.

Di qualche ora fa la notizia di quattro primari arrestati a Milano. Corrotti, secondo l’accusa, da chi confeziona e vende le protesi mediche.

L’uomo sarà anche peccatore, ma è insopportabile che ogni peccato si consumi prevalentemente dove il dolore chiede di essere alleviato.

Oramai i partiti sono estinti, tranne che nelle corsie degli ospedali. E anche i sindacati, resi un corpo tumefatto e immobile, vivono una vita effervescente solo in quelle stanze.

In un ospedale si avrebbe da chiedere umanità, pietà, competenza e anche pazienza. Invece ci ritroviamo sempre a far di conto con il solito pugno di mazzette sparse tra l’anca e l’esofago, il cuore e i polmoni.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: se credi nelle nostre battaglie, combatti con noi!

Sostenere ilfattoquotidiano.it vuol dire due cose: permetterci di continuare a pubblicare un giornale online ricco di notizie e approfondimenti, gratuito per tutti. Ma anche essere parte attiva di una comunità e fare la propria parte per portare avanti insieme le battaglie in cui crediamo con idee, testimonianze e partecipazione. Il tuo contributo è fondamentale. Sostieni ora

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Di ragù si può morire, se l’idiozia diventa questione di massa

next
Articolo Successivo

L’istantanea di Antonello Caporale – La crisi e il partito del cucù

next