Cal Crutchlow vince il Gran premio d’Argentina e va in testa al Mondiale di MotoGp dopo due gare. E’ già assurdo così, se non fosse che sul circuito di Termas de Rio Hondo è successo praticamente di tutto. E la colpa, non il merito, è di Marc Marquez, protagonista di una rimonta folle (anche qui l’accezione è tutta negativa) in cui ha rischiato di falciare due-tre avversari prima di riuscirci con Valentino Rossi, colpito mentre impostava tranquillamente la sua curva. Alla fine lo spagnolo ha chiuso la gara con due penalità e fuori dalla zona punti, mentre a fare compagnia a Crutchlow su uno dei podi più strani degli ultimi anni ci sono andati Johann Zarco e Alex Rins con la Suzuki.

Ma per capire tutto bisogna tornare alla partenza, posticipata di un quarto d’ora perché tutti i piloti in griglia hanno deciso di cambiare le gomme praticamente all’ultimo secondo. A guardarli dalla tv parevano matti. E infatti anche i giudici ci hanno capito poco, prendendo alla fine la decisione pilatesca di far partire Jack Miller – l’unico che ci aveva preso mettendo gli pneumatici da asciutto – dalla pole e tutti gli altri 300 metri più indietro. Un po’ come si faceva con il compagno di scuola che aveva il motorino meno truccato. Al via Marquez fa la prima follia: gli si spegne la moto e lui per farla riaccendere parte e poi gira in cerchio tornando sulla griglia. Tutto a posto? No, dopo qualche giro è costretto al drive-through.

Davanti si forma il quartetto con Miller, Zarco, Rins e Crutchlow, che per molto tempo si sono guardati come a dire: “Davvero ci siamo noi davanti a tutti?”. Poi, lontanissimi, Andrea Dovizioso, Maverick Vinales e Rossi che lottano per un mesto quinto posto. Nel frattempo Marquez da dietro comincia a farsi spazio, girando un secondo e mezzo più veloce di tutti, ma anche colpendo i poveri malcapitati che si trova sulla strada, uno su tutti Aleix Espargaró. Quando lo spagnolo arriva su Valentino, ha quattro giri per sorpassarlo senza patemi. Invece decide di infilarsi lì dove non c’è spazio e mandarlo sull’erba. Ecco la secondo penalità: 30 secondi che lo trascinano indietro dalla sesta alla 18esima posizione. A fine gara Marquez va nel box di Rossi a chiedere scusa, ma viene cacciato. Alla fine è Valentino che torna a casa con le briciole, immeritatamente: a caldo non sarebbe stato un incontro troppo amichevole. Proverà a consolare Rossi l’eterno sfigato Dani Pedrosa, anche lui colpito ed eliminato da Zarco che poi festeggia sul podio.

Davanti la lotta per la vittoria si anima alla fine. E la spunta il più esperto Cal, ma anche Rins fa un mezzo miracolo a portare la Suzuki sul podio mentre Andrea Iannone scivola indietro. Miller è rimasto in testa troppo a lungo e crolla proprio sul più bello: al termine di un weekend da leader non raccoglie nulla, se non 13 punti. Ah, in gara c’era anche Jorge Lorenzo, ma non se n’è accorto nessuno.