Ha rivelato l’esistenza di un dossier in cui un magistrato accuserebbe un collega di aver “nascosto” un fascicolo di un’inchiesta. Ha raccontato dei veleni che circolano nei corridoi del palazzo di giustizia. La procura di Tempio Pausania ha mandato i carabinieri al giornale per portarle via cellulare e computer. Tiziana Simula, cronista de La Nuova Sardegna, è stata sottoposta a perquisizione all’interno della redazione olbiese del quotidiano. Su mandato dei magistrati, gli uomini dell’Arma hanno portato via oggetti e documenti ritenuti utili all’indagine, mettendo sottosopra anche la sua postazione di lavoro.

A quanto risulta, il motivo della perquisizione sarebbe riconducibile ad alcuni articoli pubblicati di recente dal quotidiano e relativi ai “veleni” che stanno ammorbando il palazzo di giustizia di Tempio, sconquassato da una bufera giudiziaria su iniziativa della Procura di Roma: dall’arresto del giudice Vincenzo Cristiano alla maxi inchiesta sulle aste pilotate, con sei magistrati indagati, sino all’esposto trasmesso qualche giorno fa dai magistrati sardi ai colleghi di Perugia.

Nel dossier di cui la cronista ha dato conto l’ex presidente del palazzo di giustizia Francesco Mazzaroppi accuserebbe l’allora procuratore Domenico Fiordalisi di aver “nascosto” un fascicolo dell’inchiesta per bancarotta fraudolenta. E sarebbe proprio quel documento, di cui La Nuova Sardegna ha dato conto, ad aver provocato l’indagine nei confronti di Tiziana Simula, che sarebbe indagata in base all’articolo 362 del codice penale, ossia per omessa denuncia da parte di un incaricato di pubblico servizio. Un’accusa sicuramente anomala, dato che Tiziana Simula è, appunto, una giornalista e non una incaricata di pubblico servizio.

L’assemblea dei redattori e il comitato di redazione hanno denunciato e condannato “il gravissimo attacco alla libertà di stampa e a quella personale compiuto oggi nei confronti della Nuova Sardegna e della collega Tiziana Simula, giornalista della redazione di Olbia, da parte della Procura della Repubblica di Tempio Pausania”, si legge nel documento licenziato all’unanimità dai giornalisti del quotidiano sardo, che hanno scelto lo slogan “E ora #indagatecitutti” per veicolare la loro protesta.

“La collega è stata destinataria di un provvedimento di perquisizione che ha riguardato la sede di lavoro, l’auto, l’abitazione, il computer, il telefono e la sua persona”, ricordano i colleghi. “Nello stesso provvedimento si è paventata, se ritenuta necessaria, la perquisizione delle persone presenti in quel momento nella redazione del giornale”, aggiungono sottolineando che “si tratta di un atto intimidatorio e gravissimo, senza precedenti, rivolto a una collega che ha correttamente esercitato il suo diritto-dovere di informazione con professionalità e serietà”.

Ecco perché, prosegue il documento, “l’atteggiamento intimidatorio messo in atto dalla Procura di Tempio non potrà avere l’effetto di fermare il lavoro della collega, alla quale vengono espressi solidarietà e sostegno di tutta la redazione, né il diritto dei lettori di essere puntualmente informati”. La Nuova Sardegna, ribadiscono Cdr e giornalisti, “non si è mai tirata indietro nel riferire le notizie, anche quando queste riguardano un potere dello Stato quale la magistratura, e continuerà a seguire su questa linea”. I redattori “si riservano di tutelare il diritto-dovere di informazione, diritto di rango costituzionale, in tutte le sedi opportune, compresa quella giudiziaria”.

“La pubblicazione di un esposto presentato da un privato cittadino alla magistratura, un documento che tecnicamente non può essere considerato coperto da segreto istruttorio, oggi ha dato occasione per una inaudita intrusione delle forze dell’ordine e della magistratura nella redazione olbiese della Nuova Sardegna”, scrivono in una nota congiunta la Federazione nazionale della Stampa, l’Associazione della stampa sarda, il Consiglio nazionale e regionale dell’Ordine dei giornalisti e l’Unione cronisti sardi.

“La sede del giornale – si legge – è stata perquisita dai carabinieri che hanno sequestrato materiale, questo sì, garantito e protetto per legge dal segreto professionale. I militari, incaricati dalla Procura della Repubblica di Tempio Pausania, hanno infatti sequestrato alla cronista Tiziana Simula il telefono personale e i computer personale e professionale. Quest’ultimo contiene tutta la posta, tanto quella personale quanto quella riservata diretta alla redazione olbiese della Nuova Sardegna, dove lavorano sei giornalisti”. Fnsi, Ordine e Unione cronisti “manifestano la propria totale solidarietà e vicinanza alla collega Tiziana Simula e ai giornalisti della Nuova Sardegna. Il sindacato vigilerà sugli sviluppi della inchiesta ed è fin d’ora a fianco dei giornalisti sardi in una battaglia di civiltà e di democrazia“.